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Quando l’inflazione non molla: cosa cambia per tassi e mercati

USA – Prezzi alla produzione che accelerano, ciclo che rallenta a macchia di leopardo Negli Stati Uniti il dato che ha dominato la settimana è stato il PPI, perché ha rimesso tensione sul tema “quanto è davvero finita l’inflazione”. L’indice headline sale +2,9% a/a contro

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Repricing dei tassi: cosa cambia davvero questa settimana

USA – Inflazione che scende, lavoro che regge: ecco perché i tagli tornano credibili Negli Stati Uniti il dato chiave della settimana è stato il CPI, perché ha tolto pressione alla Fed senza dare l’idea di un’economia che si sta rompendo. L’inflazione headline rallenta al

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Sotto la superficie dei mercati: cosa dicono i dati

🇺🇸 USA – Il lavoro si svuota sotto la superficie Negli Stati Uniti il messaggio della settimana arriva tutto dal mercato del lavoro, ed è meno rassicurante di quanto sembri in headline. I JOLTS di dicembre scendono a 6,54 milioni di posizioni aperte, ben sotto

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Mercati sotto la superficie: cosa raccontano davvero i dati

🇺🇸 USA – Fed ferma, dati misti e dollaro che torna a rafforzarsi Negli Stati Uniti il quadro si chiarisce ma non diventa più semplice. Il FOMC ha lasciato i tassi invariati nel range 3,5%–3,75%, con una decisione tutt’altro che unanime (10 voti contro 2),

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Le Banche Centrali Hanno Perso il Controllo dell’Economia?

Quando la medicina non funziona più

Per decenni il taglio dei tassi è stato l’antibiotico standard delle banche centrali: rendere il denaro più economico per spingere famiglie e imprese a chiedere prestiti, comprare case, investire. Meno risparmio, più spesa, più crescita: questa è la catena di trasmissione. E i mercati finanziari lo sanno bene. Dal 1929, nell’86% dei casi, l’S&P 500 è salito nei 12 mesi successivi al primo taglio. Anche le obbligazioni hanno beneficiato: i vecchi bond a tassi più alti diventano più preziosi. Ma questo schema non è una formula magica. Se l’economia resta debole, se i consumi rallentano e il lavoro si raffredda, il taglio rischia di trasformarsi in un placebo.

Perché oggi l’effetto è più debole

Ci sono paesi dove il meccanismo dovrebbe funzionare in fretta, come Svezia e Canada, pieni di mutui variabili: eppure, nonostante i tagli nel 2024, crescita e occupazione hanno deluso, tanto da costringere le banche centrali a nuovi interventi. Negli Stati Uniti, il problema è opposto: quasi tutti i mutui sono a 30 anni a tasso fisso. Chi ha un mutuo al 3–4% resta intrappolato in una sorta di gabbia dorata: non vende casa e non accende un nuovo mutuo al 6%. Così il mercato immobiliare si blocca, con meno scambi, prezzi in calo e fiducia dei costruttori ai minimi. E questo rallentamento pesa sui consumi, che finora sono stati il vero motore dell’economia americana.

Il lavoro come ago della bilancia

La Fed ha iniziato a tagliare i tassi non tanto perché l’inflazione è domata (resta vicina al 3%), ma perché il mercato del lavoro dà segnali di logoramento. Non è un’esplosione di licenziamenti, ma un rallentamento delle assunzioni: le aziende hanno smesso di correre, e i consumatori iniziano a percepirlo. Se davvero arriveranno più licenziamenti, la Fed potrebbe scoprirsi in ritardo e con meno strumenti efficaci. Lo stesso dilemma vale in Europa, dove la BCE sembra aver finito i tagli, ma con un’economia debole, un euro forte e i nuovi dazi di Trump, il rischio di dover tornare indietro è concreto.

La vera partita è politica

Dopo pandemia e shock energetico è emerso un dato chiaro: le sorti dell’economia non si giocano più solo in banca centrale. A contare davvero sono le politiche fiscali dei governi e le scelte geopolitiche dei presidenti: deficit, spesa pubblica, dazi commerciali. La medicina dei tassi non è inutile, ma è sempre più un attrezzo arrugginito in una cassetta che richiede strumenti nuovi. Continuare ad aspettare salvezza solo dai banchieri centrali rischia di essere un’illusione: servono decisioni politiche, investimenti reali e scelte fiscali coraggiose.

Di tutto questo , ne parlo in questo video:

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MARCO CASARIO

Gli italiani sono tra i popoli più ignoranti in ambito finanziario.

Non per scelta ma perché nessuno lo ha mai insegnato. Il mio scopo è quello di educare ed informare le persone in ambito economico e finanziario. Perché se non ti preoccupi dell'economia e della finanza, loro si occuperanno di te.

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