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Mercati sospesi: tra tagli dei tassi e dati che rallentano

🇺🇸 USA – FOMC fatto, taglio difensivo e macro che rallenta Il FOMC di dicembre è ormai alle spalle e il messaggio è stato chiaro: taglio sì, ma senza svolta espansiva. La Fed ha agito in modo prudente, più per contenere il rallentamento del lavoro

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Inflazione in calo, crescita debole: dove sta andando l’economia globale

🇺🇸 USA – Il lavoro rallenta, ma l’economia non molla (per ora)

Negli Stati Uniti sta succedendo qualcosa di sottile ma importante: il mercato del lavoro non è più il motore che spinge l’economia, ma nemmeno il punto di rottura che segnala una recessione. A dicembre le Non-Farm Payrolls salgono di 50.000 unità, meno delle 66.000 attese e sotto i 56.000 del mese precedente. Il rallentamento è evidente, soprattutto se si guarda sotto la superficie: nel settore privato i nuovi posti sono appena 37.000, mentre il manifatturiero perde 8.000 occupati. Le aziende non stanno tagliando, ma stanno chiaramente smettendo di assumere.

Eppure, la disoccupazione scende al 4,4%, dal 4,6% di novembre, meglio del 4,5% atteso. È qui che il quadro diventa interessante. Se il lavoro rallenta ma la disoccupazione cala, significa una cosa precisa: il mercato si sta “congelando”. Meno entrate, ma anche poche uscite. Le imprese tengono i dipendenti, ma non investono in nuova forza lavoro. I sussidi di disoccupazione lo confermano, con le nuove richieste a 208.000 e quelle continuative a 1,914 milioni, livelli compatibili con un mercato che perde dinamismo, non con uno in crisi.

La manifattura continua a essere il punto debole. L’ISM manifatturiero scende a 47,9, decimo mese consecutivo sotto la soglia di espansione. La produzione resta in contrazione, ma il dato più rivelatore è un altro: l’indice Prices Paid è ancora a 58,5. I costi restano elevati anche mentre l’attività rallenta. Questo è il classico scenario scomodo per il ciclo: meno crescita, ma senza una vera distensione delle pressioni sui prezzi.

Il messaggio macro che arriva dagli Stati Uniti è quindi coerente ma tutt’altro che rassicurante. L’economia sta rallentando in modo ordinato, senza segnali di recessione imminente, ma anche senza le condizioni per una nuova accelerazione. Il lavoro non crolla, ma non spinge più. È una fase di decelerazione controllata, in cui il rischio non è lo shock improvviso, ma una crescita che si spegne lentamente.

🇪🇺 EUROPA – Inflazione rientrata, ma l’economia resta senza motore

In Europa l’inflazione è finalmente tornata dove doveva essere, ma il contesto racconta una storia molto meno rassicurante. A dicembre il CPI dell’Eurozona scende al 2,0% dal 2,1%, mentre la core rallenta al 2,3% dal 2,4%. L’obiettivo è centrato, almeno sulla carta. Ma non è una vittoria della crescita: è il risultato di una domanda che fatica a ripartire. Non a caso, su base mensile i prezzi risalgono appena dello 0,2%, dopo il -0,3% di novembre, segnale di un’economia che si muove, ma senza slancio.

La composizione dell’inflazione lo conferma. L’energia resta in territorio negativo (-1,9% su base annua), mentre i servizi tengono al 3,4%, mostrando che la parte più legata alla domanda interna non si è davvero raffreddata. Non è un’inflazione che rientra perché l’offerta migliora o la produttività accelera, ma perché i consumatori restano prudenti e la crescita non prende velocità.

Anche i consumi raccontano la stessa storia. Le vendite al dettaglio crescono solo dello 0,2% mese su mese, sia nell’area euro che nell’Unione Europea, dopo il +0,3% di ottobre, con un +2,3% su base annua. È crescita, sì, ma debole e discontinua. Sufficiente a evitare la recessione, non abbastanza per innescare un ciclo di espansione.

Il messaggio macro è quindi chiaro: l’Europa ha risolto il problema dei prezzi, ma non quello della crescita. L’inflazione è tornata sotto controllo non perché l’economia è forte, ma perché la domanda resta fragile. È un equilibrio sottile, che rende l’area stabile nel breve, ma strutturalmente esposta a qualsiasi shock esterno.

🛢 ENERGIA – Prezzi fermi, segnale di domanda che rallenta

Il mercato dell’energia continua a muoversi senza una direzione chiara, ed è già di per sé un messaggio macro. Il Brent resta intorno ai 62 dollari al barile, mentre il WTI si muove in area 58 dollari. Non sono livelli compatibili con una fase di forte espansione della domanda globale, ma nemmeno con uno scenario recessivo. Sono prezzi da economia che rallenta, senza rompersi.

Il tema Venezuela introduce volatilità, ma non cambia il quadro di fondo. Nel breve può sostenere i prezzi, nel medio limita l’upside perché mantiene aperta l’ipotesi di un ritorno di offerta. Il mercato lo riflette chiaramente: reagisce alle notizie, ma poi rientra in range.

In Europa, il gas TTF scende di oltre il 5%, aiutato da meteo mite e flussi LNG abbondanti. Le scorte restano sotto il 60%, ma non abbastanza tese da generare stress immediato. Anche qui il messaggio è coerente: equilibrio fragile, non scarsità.

👉 Lettura macro: l’energia non sta anticipando una crisi, ma sta segnalando una domanda più debole. È lo stesso rallentamento graduale che emerge dai dati macro, tradotto in prezzi che faticano a prendere direzione.

🌏 ASIA – Australia: inflazione in calo, ma non abbastanza per cantare vittoria

In Asia il focus va dritto sull’Australia. A novembre l’inflazione annuale è scesa al 3,4%, in rallentamento dal 3,8% del mese precedente e sotto le attese di molti economisti. Anche l’inflazione “trimmed mean”, la misura preferita dalla RBA perché filtra le componenti più volatili, si è attestata al 3,2%, praticamente stabile rispetto a ottobre (3,3%) e settembre (3,2%). Il segnale è chiaro: la disinflazione continua, ma resta lenta.

Il problema è che entrambe le misure rimangono sopra il target della RBA (2–3%). E sotto la superficie, le pressioni non sono sparite: i costi legati all’abitazione salgono del 5,2% annuo, contribuendo da soli per 1,1 punti percentuali all’inflazione totale. Gli affitti crescono del 4%, mentre alcune componenti alimentari mostrano tensioni evidenti, con carne bovina a +11,4% e agnello a +12,3% su base annua. Anche beni come caffè, tè e cacao segnano un forte +15,3%, spinti da vincoli sull’offerta globale.

Dal lato della politica monetaria, il quadro resta quindi di equilibrio instabile. La RBA considera il tasso ufficiale vicino al livello “neutrale” e, nonostante il raffreddamento dell’inflazione, non ha fretta di muoversi. Le aspettative di mercato su rialzi nel 2026 si stanno ridimensionando, ma il messaggio è che non c’è ancora spazio per un allentamento aggressivo.

👉 Lettura macro: l’Australia è in una fase “Goldilocks imperfetta”. L’inflazione scende, ma resta troppo alta per dichiarare chiusa la partita. Per ora, più che di nuovi tagli o rialzi, lo scenario è quello di tassi fermi e attesa, con la RBA che guarda a salari, occupazione e cambio prima di cambiare rotta.

💱 FX & METALLI – Niente trend, ma segnali di difesa

Sul mercato valutario domina l’assenza di direzione. Il dollaro resta stabile, senza la forza per rafforzarsi in modo strutturale ma anche senza segnali di cedimento netto. È coerente con il quadro macro: l’economia rallenta, ma non abbastanza da imporre una svolta. In questo contesto anche l’euro si muove per riflesso, più trascinato dall’USD che da dinamiche interne.

Il messaggio più chiaro arriva dai metalli. L’oro resta elevato a 4.500$, segnalando che la domanda non è speculativa ma difensiva. Non sta prezzando una crisi imminente, ma un contesto di incertezza prolungata, con crescita più lenta e pochi catalizzatori positivi. L’argento segue, ma senza prendere una leadership ciclica vera.

👉 Lettura macro: FX in modalità laterale, senza convinzione. I metalli, invece, raccontano un’esigenza di protezione. Non è paura estrema, è cautela. Ed è esattamente ciò che ci si aspetta in una fase di rallentamento ordinato del ciclo.

🧭 TAKEAWAY FINALE – Un rallentamento che non fa rumore

Mettendo insieme tutti i pezzi, il quadro è più coerente di quanto sembri. Negli Stati Uniti il lavoro rallenta, ma non cede: meno assunzioni, pochi licenziamenti, crescita che perde slancio senza entrare in crisi. In Europa l’inflazione è tornata sotto controllo, ma il prezzo da pagare è una domanda ancora fragile e un’economia che fatica a trovare un motore autonomo.

Il mercato dell’energia conferma questa lettura: prezzi fermi, nessuna tensione strutturale, segnale di una domanda globale più debole ma ancora presente. Sul fronte finanziario, le valute restano senza direzione, mentre i metalli continuano a svolgere una funzione di protezione, non di scommessa ciclica.

Il messaggio di fondo è semplice: non siamo a un punto di svolta, ma in una fase di transizione. Il ciclo non accelera, ma non collassa. È un rallentamento ordinato, poco spettacolare, che premia la gestione del rischio più che la ricerca di grandi trend. In questo contesto conta meno anticipare il prossimo shock e di più capire quanto a lungo può durare questa zona grigia.

MARCO CASARIO

Gli italiani sono tra i popoli più ignoranti in ambito finanziario.

Non per scelta ma perché nessuno lo ha mai insegnato. Il mio scopo è quello di educare ed informare le persone in ambito economico e finanziario. Perché se non ti preoccupi dell'economia e della finanza, loro si occuperanno di te.

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