Allarme banche: il sistema è più fragile di quanto pensi

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Marco Casario

Lo scarafaggio nel sistema

“Quando c’è uno scarafaggio, probabilmente ce ne sono altri.” Con questa frase, il CEO di JPMorgan, Jamie Dimon, ha lanciato un monito che descrive meglio di qualsiasi grafico la fragilità nascosta del sistema bancario. Solo due anni fa sono crollate Silicon Valley Bank e First Republic, ma le crepe non si sono mai davvero chiuse. Oggi le banche americane siedono su centinaia di miliardi di perdite non realizzate, rese invisibili solo da un contesto di tassi ancora alti e da regole contabili “flessibili” che consentono di guadagnare tempo. Il problema è che queste perdite non spariscono, si spostano. E quando emergono, lo fanno tutte insieme.

Il tallone d’Achille: il real estate commerciale

Tra il 2020 e il 2022, con tassi a zero, molte banche hanno accumulato titoli di Stato a basso rendimento. Poi la Fed ha invertito la rotta, e il valore di quei bond è crollato. Oggi la dinamica si ripete, ma con un nuovo protagonista: il mercato immobiliare commerciale. Uffici, centri commerciali e spazi retail valgono meno del 40% rispetto ai picchi pre-pandemia, secondo Morgan Stanley. E l’80% dei prestiti su questi asset è in mano alle banche regionali, le stesse che non sono “too big to fail”. Entro il 2027 scadranno oltre 2.200 miliardi di dollari di mutui commerciali, molti dei quali dovranno essere rifinanziati a tassi tripli rispetto a quelli originari. In un contesto del genere, anche piccoli default possono innescare un effetto domino.

I nuovi “shadow loans”

Dopo il 2008, la regolamentazione bancaria ha imposto limiti severi ai prestiti rischiosi. Ma il sistema ha trovato la sua via d’uscita: invece di erogarli direttamente, le banche hanno iniziato a prestare a fondi privati che, a loro volta, concedono credito in modo più aggressivo. È la nascita del cosiddetto shadow banking, un’industria parallela da oltre 1.000 miliardi di dollari di prestiti poco trasparenti e scarsamente garantiti. Finché l’economia cresce, nessuno si accorge del rischio. Ma basta un rallentamento, un’ondata di insolvenze o un calo della fiducia per far tornare la paura di una crisi sistemica.

Fiducia e realtà

Nei bilanci del terzo trimestre, JPMorgan ha aumentato le proprie riserve su prestiti inesigibili a 3,4 miliardi di dollari — il livello più alto dai tempi della pandemia. Al contrario, rivali come Morgan Stanley e Bank of America hanno ridotto gli accantonamenti, segnalando ottimismo o forse eccessiva fiducia. L’agenzia Moody’s definisce il sistema “solido”, ma i numeri raccontano un’altra storia: tassi in rialzo, immobili in calo e banche regionali esposte. La fiducia resta la vera moneta del sistema finanziario, ma è anche la più volatile. E se comincia a incrinarsi, nemmeno i giganti come JPMorgan potranno evitare che lo “scarafaggio” di cui parlava Dimon diventi un’infestazione.

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