Cosa Muoverà i Mercati: Dati Lavoro USA e Nuove Mosse della BCE

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Taglio della Fed in Bilico: Mercati Volatili tra Dati Misti e Rischio Geopolitico

🇺🇸 USA – Fed divisa, taglio di dicembre in bilico e macro che manda segnali misti

Negli Stati Uniti la settimana ruota attorno alla stessa domanda: la Fed taglierà davvero a dicembre? Le probabilità sono risalite verso l’80%, spinte da dichiarazioni più morbide di alcuni membri come Williams e Daly, ma il board resta spaccato mentre l’inflazione non scende come sperato. Il PPI rimbalza dello 0,3%, con l’energia a +3,5%.

Sul fronte consumi i segnali virano al ribasso: le vendite al dettaglio crescono solo dello 0,2% contro lo 0,4% atteso, con cali diffusi dall’e-commerce all’abbigliamento fino alle auto, e la fiducia del Conference Board scende a 88,7, minimo da sette mesi. Il mercato del lavoro resta ambiguo: i jobless claims toccano 216.000, minimo da aprile, ma il Beige Book parla di un mercato “bloccato”, fatto più di blocchi alle assunzioni che di nuova domanda. Anche le aziende segnalano un peggioramento del sentiment, mentre i PMI S&P continuano a indicare un’economia comunque lontana dalla recessione. Una miscela di dati che confonde la narrativa: consumi in rallentamento, inflazione appiccicosa, mercato del lavoro che non crolla ma perde slancio.

È proprio da questa incoerenza che nasce la volatilità sulle aspettative, con i future che rimbalzano a ogni dato e il mercato costretto a inseguire una Fed che, a oggi, sembra più indecisa che davvero pronta a tagliare.

🇪🇺 EUROPA – Germania ancora fragile, Ifo in calo e Lagarde avverte sul ritardo dell’Europa nell’AI

In Europa il quadro resta debole, con la Germania che continua a essere l’anello più fragile della catena. L’indice Ifo scende a 88,1 da 88,4, sotto le attese e segnalando che le imprese tedesche hanno ormai perso fiducia in una ripresa a breve.

La valutazione sulla situazione attuale migliora leggermente, ma non basta: manifattura e costruzioni restano sotto pressione, mentre solo i servizi mostrano un piccolo rimbalzo. Gli analisti parlano di un’economia “senza trend”, con due anni di contrazione alle spalle e una crescita attesa solo modesta nell’ultimo trimestre del 2025.

La BCE contribuisce ad alimentare le preoccupazioni: Lagarde avverte che l’Europa sta perdendo la corsa all’intelligenza artificiale, frenata da costi energetici elevati, regolamentazione frammentata e mancanza di infrastrutture tecnologiche competitive. Senza investimenti e standard comuni, avverte, l’UE rischia di diventare dipendente da fornitori esterni proprio nella tecnologia che guiderà la produttività dei prossimi anni. Il messaggio è chiaro: crescita debole, fiducia fragile e un continente che fatica a restare al passo con Stati Uniti e Cina sul fronte dell’innovazione.

🇬🇧 REGNO UNITO – Fiducia in calo, consumi deboli e un Budget che può muovere la sterlina

Nel Regno Unito la situazione resta tesa, con un’economia che fatica a trovare slancio mentre la fiducia delle famiglie scivola sui livelli più bassi degli ultimi sette mesi. Il Conference Board segnala un indice a 88,7, in netto calo rispetto al 95,5 di ottobre, con meno intenzioni di acquistare auto, case o beni durevoli nei prossimi sei mesi. Anche il mercato del lavoro manda segnali misti: la disoccupazione è in aumento, mentre le aziende preferiscono bloccare le assunzioni piuttosto che licenziare, creando il paradosso del “no hiring, no firing”.

Sul fronte dei consumi, le vendite al dettaglio crescono solo dello 0,2% a settembre – sotto le attese – e il costo della vita continua a pesare, complice l’impatto dei dazi su molti beni di uso quotidiano. A rendere il quadro più delicato c’è il Budget di Rachel Reeves, atteso dal mercato come un punto di svolta: un piano credibile di consolidamento fiscale potrebbe stabilizzare i gilt e mantenere la sterlina in un sentiero ordinato; al contrario, un documento debole rischia di riaccendere tensioni, con movimenti bruschi sia sui titoli di Stato sia su EUR/GBP. Una finestra politica che arriva in un momento in cui la BoE resta cauta e vede un’economia esposta a ogni scossone di fiducia.

🌏 ASIA – Inflazione in risalita in Australia, RBA più prudente; in Nuova Zelanda taglio “hawkish”

In Asia il focus resta su Australia e Nuova Zelanda, entrambe alle prese con un’inflazione più ostinata del previsto. In Australia il CPI accelera al 3,8% a ottobre, sopra le stime (3,6%) e ai massimi da sette mesi. A spingere i prezzi è soprattutto il comparto immobiliare, con un +5,9% guidato da elettricità, affitti e nuove abitazioni. L’elettricità da sola vola del 37,1%, sostenuta dai rimborsi governativi. Anche cibo, attività ricreative e cultura salgono del 3,2%.

L’inflazione di fondo (trimmed mean) arriva al 3,3%, a conferma che la pressione sui prezzi non è solo episodica. La RBA resta ferma al 3,6%, ma il tono è diventato più cauto: l’istituto vede un’inflazione che resterà sopra l’obiettivo fino almeno alla seconda metà del 2026 e ammette che il ciclo di tagli potrebbe essere vicino al limite. Intanto l’economia resta più solida del previsto, con una crescita dell’1,8% a/a nel secondo trimestre e un miglioramento delle condizioni aziendali.

In Nuova Zelanda, invece, la banca centrale taglia il tasso di riferimento di 25 bps, portandolo al 2,25%, minimo da metà 2022. Ma il messaggio è tutt’altro che dovish: il board segnala chiaramente che il ciclo di allentamento è sostanzialmente finito. Gli swap scontano ormai pochissime probabilità di ulteriori tagli e il NZD si rafforza, salendo dell’1% verso 0,5682 USD. L’istituto prevede un OCR al 2,20% nel Q1 2026 e al 2,65% nel 2027, con un profilo più prudente rispetto ai mesi scorsi. Dopo una recessione e diversi trimestri deboli, l’economia mostra segnali di stabilizzazione grazie ai tassi più bassi, ma la banca centrale resta cauta: un ulteriore allentamento arriverà solo se la crescita dovesse sorprendere negativamente.

🛢 ENERGIA – Petrolio e gas sotto pressione mentre avanzano i negoziati di pace

Nel comparto energetico il mercato continua a prezzare la variabile geopolitica: i segnali di progresso nei colloqui Russia–Ucraina spingono al ribasso petrolio e gas, mentre gli operatori attendono di capire fin dove Mosca è disposta a concedere. I dati API della notte sono stati misti (crude –1,9M, benzina +500k, distillati +800k), insufficienti a invertire un momentum già ribassista. Sul diesel la normalizzazione è evidente: il crack spread scende da $38 a $28/bbl e i timespread rientrano da $43/t a $27/t, segno di un mercato meno teso. Anche il gas europeo aggiorna i minimi degli ultimi 18 mesi, sostenuto da meteo più mite e dall’ipotesi di de-escalation. Resta però un rischio tecnico: lo spread TTF–JKM in allargamento potrebbe deviare parte dei flussi LNG verso l’Asia se la dinamica dovesse continuare.

💱 FX & METALLI – Rame verso 11.000$, oro stabile, dollaro più fragile

Nel comparto dei metalli il protagonista resta il rame, che si avvicina alla soglia dei 11.000 $/t sospinto da un dollaro più debole e da uno shock dal lato dell’offerta: Codelco ha annunciato premi record per il 2026 (oltre 330–350 $/t, contro gli 89 $ del 2025), segnale di un mercato fisico estremamente tirato e di un possibile shortage il prossimo anno. Il posizionamento su LME resta prudente – rame –10.500 lotti, alluminio –14.978, zinco –2.774 – indicando che il rally è guidato dai fondamentali più che dalla speculazione. L’oro rimane stabile, sostenuto dal repricing verso un possibile taglio Fed a dicembre.

Sul fronte valutario il dollaro perde slancio: il mercato è tornato a prezzare l’80% di probabilità di un taglio, indebolendo il DXY e favorendo euro, yen e soprattutto NZD, che si rafforza dopo il taglio “hawkish” della RBNZ. In Europa, EUR/USD resta 2% sotto il suo fair value di breve secondo i modelli dei desk e potrebbe spingersi verso 1,17 in caso di svolta diplomatica nel conflitto russo–ucraino. La sterlina invece rimane esposta al rischio fiscale legato al Budget UK, con volatilità overnight in forte aumento.

🧭 TAKEAWAY FINALE – Mercati sospesi tra taglio Fed, geopolitica e segnali misti sul ciclo

La settimana lascia un quadro sospeso: negli USA la Fed resta divisa e i dati non raccontano un rallentamento uniforme, mentre i mercati continuano a muoversi a scatti seguendo solo le probabilità di taglio di dicembre. In Europa il sentiment tedesco torna a inclinarsi, mentre Lagarde avverte che l’UE rischia di perdere anche la corsa all’AI. In Asia l’inflazione australiana sorprende al rialzo e la Nuova Zelanda chiude il ciclo di allentamento, spingendo le rispettive valute in direzioni opposte. L’energia resta compressa dall’avanzare dei negoziati Russia–Ucraina, mentre il rame vola verso 11.000 dollari in un mercato fisico sempre più tirato. In un contesto di dati incompleti, liquidità sottile e narrativa Fed dominante, la gestione tattica resta essenziale: il posizionamento può cambiare molto più rapidamente dei fondamentali.

MARCO CASARIO

Gli italiani sono tra i popoli più ignoranti in ambito finanziario.

Non per scelta ma perché nessuno lo ha mai insegnato. Il mio scopo è quello di educare ed informare le persone in ambito economico e finanziario. Perché se non ti preoccupi dell'economia e della finanza, loro si occuperanno di te.

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