
Il nuovo equilibrio dei mercati: meno crescita, inflazione più lenta a scendere
USA – Crescita sotto attese, inflazione che non collabora Negli Stati Uniti la settimana mette insieme due segnali che complicano la vita alla Fed. La crescita rallenta più del previsto: il PIL del Q4 sale +1,4% annualizzato contro attese +2,5%, e lo shutdown viene stimato

Repricing dei tassi: cosa cambia davvero questa settimana
USA – Inflazione che scende, lavoro che regge: ecco perché i tagli tornano credibili Negli Stati Uniti il dato chiave della settimana è stato il CPI, perché ha tolto pressione alla Fed senza dare l’idea di un’economia che si sta rompendo. L’inflazione headline rallenta al

Sotto la superficie dei mercati: cosa dicono i dati
🇺🇸 USA – Il lavoro si svuota sotto la superficie Negli Stati Uniti il messaggio della settimana arriva tutto dal mercato del lavoro, ed è meno rassicurante di quanto sembri in headline. I JOLTS di dicembre scendono a 6,54 milioni di posizioni aperte, ben sotto

Mercati sotto la superficie: cosa raccontano davvero i dati
🇺🇸 USA – Fed ferma, dati misti e dollaro che torna a rafforzarsi Negli Stati Uniti il quadro si chiarisce ma non diventa più semplice. Il FOMC ha lasciato i tassi invariati nel range 3,5%–3,75%, con una decisione tutt’altro che unanime (10 voti contro 2),

Un rallentamento che non fa rumore: cosa sta succedendo davvero ai mercati
USA – Rallenta il ciclo, non il sistema Negli Stati Uniti il rallentamento è ormai evidente, ma continua a prendere una forma molto diversa da quella tipica delle fasi pre-recessive. Il mercato del lavoro resta il punto di tenuta del ciclo. Le nuove richieste di sussidi si

Inflazione in calo, crescita debole: dove sta andando l’economia globale
🇺🇸 USA – Il lavoro rallenta, ma l’economia non molla (per ora) Negli Stati Uniti sta succedendo qualcosa di sottile ma importante: il mercato del lavoro non è più il motore che spinge l’economia, ma nemmeno il punto di rottura che segnala una recessione. A
Il Big Mac Index: a cosa serve?
Il Big Mac è stato creato nel 1967 da Jim Delligati, proprietario di un franchising di McDonald’s in Pennsylvania. È stato lanciato negli Stati Uniti l’anno successivo e oggi puoi acquistarne uno in più di 70 paesi. Tuttavia, il suo prezzo varia in base a dove ti trovi, come evidenziato dal Big Mac Index.
Nel seguente grafico viene mostrato il prezzo in dollari americani di un Big Mac in alcuni paesi del mondo.
Il paese in cui costa di più è la Svizzera, seguita dalla Norvegia. Entrambi i paesi hanno livelli di prezzo relativamente elevati ma godono anche di salari più alti rispetto ad altri paesi dell’OCSE.
Il Big Mac Index, inventato da The Economist nel 1986, rappresenta un modo spensierato per dimostrare il concetto di parità del potere d’acquisto.
Cos’è il Big Mac Index?
Il Big Mac Index aiuta a illustrare l’idea che i tassi di cambio tra le valute di due paesi possono raggiungere livelli estremi se comparati al costo dell’acquisto di uno stesso paniere di beni e servizi in quei luoghi.
Data l’ampia disponibilità del Big Mac a livello globale, il famoso hamburger può essere utilizzato come confronto di beni di base tra i paesi. Ha anche il vantaggio di avere gli stessi input e lo stesso sistema di distribuzione in tutto il mondo.
L’indice Big Mac può indicare se una valuta è sopravvalutata o sottovalutata. Ad esempio, un Big Mac costa ¥ 24,40 in Cina e $ 5,81 in USA. Confrontando il tasso di cambio implicito con il tasso di cambio effettivo, possiamo capire se lo yuan è sopravvalutato o no.
Gli altri utilizzi del Big Mac Index
Oltre a individuare il disallineamento valutario, l’indice ha anche altri utilizzi. Gli investitori possono usarlo per misurare l’inflazione nel tempo e confrontarla con i dati ufficiali. Questo può aiutarli a valutare le obbligazioni di quel paese e altri titoli sensibili all’inflazione.
I dati del Big Mac Index
La tabella qui sopra mostra la variazione di prezzo di un Big Mac in determinati paesi tra maggio 2004 e gennaio 2022.
Il Venezuela ha visto il più grande aumento dei prezzi degli hamburger, con un aumento di quasi il 250%. Il paese è stato afflitto dall’iperinflazione per anni.
La Russia ha il Big Mac più economico, riflettendo i livelli di prezzo più bassi del paese. Il costo del lavoro in Russia è circa un terzo di quello in Svizzera.
Nel grafico seguente vengono mostrate invece le valutazioni delle valute dei vari paesi rispetto al dollaro in base al Big Mac Index. Secondo questi calcoli, il rublo russo e la lira turca sono le valute più sottovalutate. Il franco svizzero e la corona norvegese risultano invece le più sopravvalutate.

I limiti dell’indice Big Mac
Naturalmente, l’indice ha delle carenze. Ecco alcuni dei limiti che gli economisti hanno notato.
I servizi non scambiati possono avere prezzi diversi da paese a paese. Il prezzo di un Big Mac sarà influenzato da costi, come la manodopera, che non riflettono i valori valutari. L’Economist pubblica una versione aggiustata al PIL del Big Mac Index per aiutare a rispondere a questa critica.
McDonald’s, nonostante sia ampiamente diffuso, non è in tutti i paesi del mondo. Ciò significa che la portata geografica dell’indice ha alcune limitazioni, in particolare in Africa.
L’indice manca inoltre di diversità in quanto è composto da un singolo elemento. Per questo motivo, manca la diversità di altre metriche come l’indice dei prezzi al consumo.
Nonostante tutte queste limitazioni, il Big Mac Index funge da buon punto di partenza per comprendere la parità del potere d’acquisto.


