
Mercati in sollievo, ma non ancora al sicuro: petrolio, tassi e valute restano sotto pressione
🇺🇸 USA – L’economia regge ancora, ma non abbastanza da far cambiare tono alla Fed Negli Stati Uniti il quadro resta abbastanza chiaro: la crescita non accelera, ma non sta nemmeno cedendo di colpo. L’attività economica è in lieve espansione, il mercato del lavoro viene

Petrolio, inflazione USA e mercati globali: cosa sta cambiando davvero
🇺🇸 USA – L’economia tiene ancora, ma l’inflazione energetica rimette la Fed in un angolo Negli Stati Uniti il quadro della settimana è scomodo, perché crescita e inflazione stanno iniziando a muoversi in direzioni diverse. Da un lato l’attività non sembra crollare: a marzo i

Mercati più fragili: energia cara e banche centrali sotto pressione
🇺🇸 USA – L’economia regge, ma con petrolio a questi livelli il problema torna a essere l’inflazione Negli Stati Uniti, più che dai dati macro puri, questa settimana il messaggio arriva dal modo in cui il mercato sta leggendo il contesto. La domanda interna non

Shock energetico e tassi più alti: perché il quadro macro si sta complicando
🇺🇸 USA – La Fed resta ferma, ma il quadro si sta complicando Negli Stati Uniti il messaggio della settimana è abbastanza chiaro: la Fed prova a tenere il punto, ma i dati stanno rendendo il lavoro sempre più scomodo. I tassi restano fermi nel

Mercati sotto pressione: il petrolio sale mentre la crescita perde slancio
🇺🇸 USA – Inflazione ancora gestibile, ma la crescita entra nella crisi energetica già indebolita Negli Stati Uniti il PIL del quarto trimestre è stato rivisto bruscamente al ribasso a +0,7% annualizzato, contro una stima precedente di +1,4% e attese di +1,5%. Il confronto con

Settimana turbolenta per i mercati: lavoro USA debole e petrolio sotto i riflettori
🇺🇸 USA – Il dato sul lavoro rompe l’illusione, ma non il quadro Negli Stati Uniti il titolo della settimana è semplice: il mercato del lavoro ha deluso, e lo ha fatto in modo abbastanza netto da riaprire subito il dibattito sui tagli della Fed.
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I mercati azionari statunitensi sono in modalità rally. Dopo la pubblicazione dei dati sul lavoro, le probabilità di un taglio dei tassi della Fed a dicembre sono schizzate all’80%. Il risultato? Nuovi massimi storici per l’S&P 500, che ha chiuso ad un record per la 57esima volta nel 2024.
I dati sul lavoro mostrano un mercato in salute, con le assunzioni in ripresa ma un tasso di disoccupazione in leggero aumento. Insomma, l’economia sta rallentando senza crollare, e questo potrebbe convincere la Fed a dare il via a un taglio dei tassi di interesse. Prima del verdetto finale della Fed, gli occhi sono puntati sui dati sull’inflazione di questa settimana.
Per quanto riguarda il mercato obbligazionario, i rendimenti dei Treasury a 10 anni sono scesi al 4,15%. Il dollaro ha guadagnato terreno, mentre oro e petrolio hanno chiuso in rosso. Bitcoin ha dato spettacolo, toccando per la prima volta il livello dei $ 100.000 per poi stabilizzarsi intorno ai $ 99.500.
Il mercato del lavoro USA tiene botta
A novembre, le assunzioni negli Stati Uniti hanno segnato una ripresa con 227.000 nuovi posti di lavoro creati, superando di poco le aspettative. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,2%, spingendo gli esperti a chiedersi se la Fed deciderà di abbassare ancora i tassi di interesse alla prossima riunione.
La crescita dei posti di lavoro a novembre segue un ottobre segnato da tempeste e scioperi che hanno limitato le assunzioni. La media degli ultimi tre mesi è di 173.000 nuovi posti di lavoro al mese, un dato positivo ma lontano dai ritmi frenetici di inizio anno. Con meno pressioni inflazionistiche dal mercato del lavoro, la strada per nuovi tagli dei tassi potrebbe essere aperta.
Cosa dicono i dati?
– Nuovi posti di lavoro: +227.000 (stima: +220.000)
– Tasso di disoccupazione: 4,2% (stima: 4,1%)
– Aumento dei salari medi: +4% rispetto a un anno fa
– Alcuni settori brillano (sanità, ospitalità e governo), mentre il commercio al dettaglio registra un calo importante. La fine dello sciopero Boeing ha invece dato un bel boost alla produzione di mezzi di trasporto (+32.000 posti).
Nonostante la ripresa, la disoccupazione di lunga durata ha toccato il livello più alto degli ultimi tre anni. Sempre più americani impiegano mesi per trovare un nuovo lavoro e il tasso di partecipazione al lavoro è sceso al 62,5%, il più basso da maggio.
L’oro digitale supera i $100.000
Bitcoin ha raggiunto un traguardo storico, superando per la prima volta i $100.000 la scorsa settimana. Anche se giovedì il prezzo ha subito una breve correzione, scendendo sotto i $92.000, si è rapidamente stabilizzato intorno ai $99.500. Gli analisti lo definiscono un momento chiave per il mercato crypto.
Cosa ha spinto Bitcoin a questi livelli record?
L’elezione di Donald Trump e la nomina di Paul Atkins come nuovo presidente della SEC stanno alimentando l’entusiasmo degli investitori. Atkins, noto sostenitore del settore, promette una regolamentazione più permissiva rispetto al rigido approccio di Gary Gensler. Trump ha persino proposto la creazione di una riserva nazionale di Bitcoin.
Con una fornitura limitata a 21 milioni di unità, molti vedono nella criptovaluta un’alternativa più moderna rispetto ai metalli preziosi. Gli ETF legati a Bitcoin hanno registrato afflussi netti di $33 miliardi quest’anno, di cui $8 miliardi solo dopo le elezioni di novembre.
Nonostante l’euforia, il mercato crypto rimane volatile. Giovedì, i movimenti di Mt. Gox, l’exchange fallito nel 2014, hanno sollevato preoccupazioni: sono stati trasferiti $2,4 miliardi in Bitcoin verso un portafoglio sconosciuto, alimentando timori di una vendita massiccia. Tuttavia, gli esperti ricordano che correzioni del 20-40% sono normali durante i mercati rialzisti.
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