I prestiti in Italia stanno crollando. Otto rialzi consecutivi della Bce, che hanno portato i tassi da zero al 4% in meno di un anno per domare l’inflazione, scuotono la domanda e l’offerta di finanziamenti. Il credito alle famiglie costa il doppio di un anno fa e il triplo alle imprese. Per questo chi può ne fa a meno.
Le condizioni di accesso ai prestiti sono diventate proibitive. E chi aveva finanziamenti a tasso variabile ha dovuto fronteggiare un imprevisto aumento del costo dell’indebitamento, con gli oneri finanziari che sono saliti anche del 70%. Tutto questo rappresenta un macigno per le aziende, in particolare per le piccole e medie imprese.
Secondo quanto emerge dall’analisi di EY European Bank Lending Economic Forecast 2023, il credito bancario al settore privato è rallentato in Italia e crescerà complessivamente dello 0,6% nel 2023, per poi tornare al +1,3% nel 2024. A risentire dell’attuale clima di volatilità saranno soprattutto i prestiti alle imprese, previsti in calo dello 0,2% nel 2023, dopo un calo del 2,4% nel 2022. Nel 2024 è prevista una crescita marginale dello 0,8%.
Più dinamico il credito al consumo che – seppure in rallentamento rispetto al +3% registrato nel 2022 – segnerà un +2,3% nel 2023. I mutui ipotecari dovrebbero aumentare dell’1,4% nel 2023, in calo dal 4,2% del 2022.
Nel corso dell’anno Ey si aspetta – complici i maggiori costi di finanziamento – un aumento del rapporto NPL al 4,4% dal 2,5% del 2022 (è stato del 12,5% in media nel periodo 2015-19). Tuttavia, i sistemi di garanzia partecipata (Pgs) per aiutare le imprese ad alta intensità energetica e il rapporto debito/reddito relativamente basso delle famiglie italiane dovrebbero tenere sotto controllo le perdite. La previsione al 2024 (5,8%) implica un deterioramento molto più lieve rispetto al periodo 2008-2009 e alla crisi del debito dell’Eurozona, quando il rapporto NPL è passato dal 5% del 2009 al 9,7% del 2012, per poi superare il 16% nel 2015.
I dati del primo trimestre sui prestiti in Italia
I prestiti ipotecari sono aumentati del 2,8% nel primo trimestre del 2023, in rallentamento rispetto al 4,2% del trimestre precedente. L’aumento dei tassi di interesse sta esercitando pressioni sul mercato immobiliare in Italia, così come in altre economie dell’Eurozona.
Tuttavia, grazie a una crescita meno vertiginosa dei prezzi delle abitazioni – che a fine 2022 erano superiori del 9,3% rispetto a inizio 2019 – si prevede un rallentamento abbastanza moderato dei prestiti ipotecari. Lo stock dovrebbe crescere dell’1,4% quest’anno, in rallentamento rispetto al 4,2% del 2022. Nel 2024 si stima un aumento del 2,1%.
L’accelerazione del credito al consumo nel primo trimestre del 2023 (+4,9%) ha bilanciato l’indebolimento in altre categorie di prestiti. Alcuni dei fondamentali che guidano i prestiti non garantiti in Italia sono positivi: basti pensare all’occupazione, tornata ai livelli pre-pandemia alla fine del 2022, e al progressivo calo dell’inflazione. Tuttavia, la spesa dei consumatori italiani aumenterà solo dello 0,3% nel 2023 e di un modesto 0,8% nel 2024.
Dopo otto anni consecutivi di contrazione, i prestiti alle società non finanziarie italiane sono tornati a crescere nel 2020, poiché le imprese hanno fatto ricorso ai programmi di prestito garantiti dal governo. Tuttavia, la crescita è diventata irregolare nel 2021 e nel 2022, con riflessi anche sull’inizio del 2023. I prestiti netti alle imprese sono diminuiti del 3% nel primo trimestre, il secondo calo trimestrale consecutivo e la flessione maggiore dal quarto trimestre del 2019.
Guardando al futuro
Sebbene le famiglie e le imprese italiane si trovino a fare i conti con tassi d’interesse più alti ed un livello d’inflazione elevato, la crescita dei prestiti – seppure in rallentamento rispetto al recente picco – è un segnale positivo di fiducia per il futuro. In una fase così complessa, le banche, grazie anche alla forza patrimoniale accumulata negli ultimi anni, hanno dato prova di resilienza e solidità.
Per quanto le banche italiane abbiano in generale dimostrato di avere dei fondamentali più positivi su liquidità e solidità patrimoniale rispetto alle banche europee, dovranno affrontare diverse sfide in un contesto che vedrà l’assenza del supporto del TLTRO.
L’attuale incertezza economica e il contesto geopolitico metteranno ulteriormente alla prova il settore nel medio termine, ma la domanda complessiva di prestiti dovrebbe riprendersi entro il 2025. La sfida attuale per il sistema bancario è legata all’adattamento dei modelli di business per fare fronte alle nuove dinamiche di mercato e tecnologiche.
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