Previsioni Crypto 2025: Sarà Estate o Inverno per le Criptovalute?
Il passato ci guida nel futuro, quindi, prima di esplorare le previsioni crypto per il 2025, diamo uno sguardo indietro. La storia delle criptovalute è fatta di cicli: estati di euforia e rapidi aumenti dei prezzi, seguite da inverni rigidi, con crolli di mercato e
2025: Cosa Aspettarsi dai Mercati delle Materie Prime
Una tazzina di caffè al bar, il profumo intenso che avvolge l’aria. Ma qualcosa è cambiato. Il prezzo non è più quello di un anno fa. Benvenuti nel 2025, l’anno in cui le materie prime, dal caffè al petrolio, stanno riscrivendo le regole del mercato
Le ultime sanzioni USA sul petrolio russo: perché sono un vero punto di svolta
Negli ultimi giorni della presidenza di Joe Biden, gli Stati Uniti hanno lanciato un’azione decisa per colpire le esportazioni di petrolio russe. Una mossa che punta a togliere alla Russia una delle sue principali fonti di finanziamento nella guerra contro l’Ucraina. 160 le petroliere sanzionate.
Comprare Casa nel 2025: Cosa devi sapere
Acquistare casa è uno dei passi più importanti della vita. Nel 2025 questa decisione potrebbe essere più interessante che mai grazie a tendenze che stanno rivoluzionando il mercato immobiliare. Ma attenzione, il panorama è in continuo movimento e rimanere aggiornati è fondamentale. Ecco tutto ciò
Prezzi dei Carburanti in rialzo: cosa c’è dietro e come influisce sulla tua vita
Fare il pieno è diventato un vero salasso per gli automobilisti italiani. La benzina viaggia intorno a 1,80 euro al litro, mentre il diesel supera i 1,70 euro, livelli che non si vedevano da mesi. Ma cosa c’è davvero dietro al rialzo dei prezzi dei
Bancomat lancia le Commissioni Variabili: cosa significa per il tuo Portafoglio
Dal 1° luglio 2025 il circuito PagoBancomat introdurrà una novità destinata a far discutere: le commissioni variabili. Acquistare un caffè al bar ti costerà meno in termini di commissioni rispetto a un gioiello o una borsa di lusso. Ma cosa significa davvero questa novità? E
I Prezzi delle Case in Eurozona registrano il calo più grande dal 2008
I prezzi delle case in Eurozona sono diminuiti dell’1,7% nel quarto trimestre del 2022 rispetto ai tre mesi precedenti, il primo calo dal 2015 e il più consistente dal 2008, secondo i dati di Eurostat. Nell’Unione Europea, complessivamente, i prezzi delle case sono diminuiti dell’1,5% nell’ultimo trimestre del 2022 rispetto ai tre mesi precedenti, il calo maggiore dal primo trimestre del 2009. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, i prezzi sono aumentati del 2,9% su base annua nell’area dell’euro e del 3,6% tra i ventisette Paesi membri, gli incrementi più piccoli dalla fine del 2015.
Nel frattempo, gli affitti hanno continuato la loro traiettoria al rialzo (+0,6% rispetto al terzo trimestre del 2022 e +2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).
Tra gli Stati membri per i quali sono disponibili dati, sette hanno registrato un aumento annuo dei prezzi delle abitazioni superiore al 10% nel quarto trimestre del 2022. Gli incrementi maggiori sono stati registrati in Croazia (17,3%), Estonia (16,9%), Ungheria (16,5%) e Lituania (16%), mentre i prezzi sono diminuiti in Danimarca (-6,5%), Svezia (-3,7%), Germania (-3,6%) e Finlandia (-2,3%).
Rispetto al trimestre precedente, i prezzi delle abitazioni sono diminuiti in 15 Stati membri. Gli aumenti maggiori sono stati registrati in Croazia (4,7%), Romania (2,5%) e Lituania (1,9%) e i cali maggiori sono stati osservati in Danimarca (-6,5%), Germania (-5%) e Cipro (-4%).
Nel caso della Spagna, il prezzo delle abitazioni nell’ultimo trimestre del 2022 ha registrato una diminuzione dello 0,8% rispetto al terzo trimestre, il calo maggiore degli ultimi due anni, mentre rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente è aumentato del 5,5%.
Le tendenze a lungo termine dei prezzi delle case e degli affitti
Dal 2010 fino al quarto trimestre del 2022, nell’UE, gli affitti sono aumentati del 19,2% e i prezzi delle case del 46,9%. Tuttavia, i prezzi delle case e gli affitti si sono evoluti in modo diverso. Mentre gli affitti sono aumentati costantemente durante questo periodo, i prezzi delle case hanno oscillato notevolmente.
Dopo un forte calo tra il secondo trimestre del 2011 e il primo trimestre del 2013, i prezzi delle case sono rimasti più o meno stabili tra il 2013 e il 2014. Dopo un rapido aumento all’inizio del 2015, i prezzi delle case sono aumentati più rapidamente degli affitti fino al secondo trimestre del 2022, per poi aumentare di pari passo nel terzo trimestre (entrambi al +0,7% rispetto al secondo trimestre del 2022).
Durante questo periodo, i prezzi delle case sono aumentati in 24 Stati membri dell’UE e sono diminuiti in tre. Sono più che raddoppiati in Estonia (+199%), Ungheria (+174%), Lituania (+142%), Lussemburgo (+136%), Lettonia (+133%), Austria (+126%) e Repubblica Ceca (+125%). Diminuzioni sono state osservate in Grecia (-14%), Italia (-9%) e Cipro (-4%).
Per gli affitti, i prezzi sono aumentati in 26 Stati membri dell’UE e sono diminuiti in uno, con gli aumenti più elevati in Estonia (+216%) e Lituania (+160%). L’unico calo è stato registrato in Grecia (-23%).
L’effetto della politica monetaria sui prezzi delle case
Secondo le proiezioni dell’Eurostat, sono in arrivo ulteriori cali dei prezzi delle case in Eurozona poiché la Banca centrale europea è ancora concentrata nella sua lotta all’inflazione. L’aumento dei tassi alza il costo dei prestiti e quindi anche il costo dei mutui per acquistare la casa. Proprio per questo si prevede un rapido deterioramento della domanda di mutui e degli investimenti residenziali, che potrebbe mettere a rischio il settore immobiliare. Anche le turbolenze nel sistema bancario potrebbero influire negativamente sulle condizioni di accesso al credito per consumatori e aziende.
Nel breve periodo non dovremmo aspettarci un vero e proprio crollo. D’altronde, l’inflazione in Eurozona è al 6,9%, più bassa rispetto al 8,5% di febbraio ma ben al di sopra del target del 2%. A febbraio la misura “core”, quella più osservata dalla banca centrale, ha raggiunto un massimo storico del 5,6%.
I mercati scontano un’inflazione superiore al 2% anche per il medio-lungo termine. Se così fosse, la BCE potrebbe essere costretta a mantenere un atteggiamento aggressivo alle prossime riunioni, portando il tasso di riferimento a un livello superiore al 3,5%.
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