
Mercati in sollievo, ma non ancora al sicuro: petrolio, tassi e valute restano sotto pressione
🇺🇸 USA – L’economia regge ancora, ma non abbastanza da far cambiare tono alla Fed Negli Stati Uniti il quadro resta abbastanza chiaro: la crescita non accelera, ma non sta nemmeno cedendo di colpo. L’attività economica è in lieve espansione, il mercato del lavoro viene

Petrolio, inflazione USA e mercati globali: cosa sta cambiando davvero
🇺🇸 USA – L’economia tiene ancora, ma l’inflazione energetica rimette la Fed in un angolo Negli Stati Uniti il quadro della settimana è scomodo, perché crescita e inflazione stanno iniziando a muoversi in direzioni diverse. Da un lato l’attività non sembra crollare: a marzo i

Mercati più fragili: energia cara e banche centrali sotto pressione
🇺🇸 USA – L’economia regge, ma con petrolio a questi livelli il problema torna a essere l’inflazione Negli Stati Uniti, più che dai dati macro puri, questa settimana il messaggio arriva dal modo in cui il mercato sta leggendo il contesto. La domanda interna non

Shock energetico e tassi più alti: perché il quadro macro si sta complicando
🇺🇸 USA – La Fed resta ferma, ma il quadro si sta complicando Negli Stati Uniti il messaggio della settimana è abbastanza chiaro: la Fed prova a tenere il punto, ma i dati stanno rendendo il lavoro sempre più scomodo. I tassi restano fermi nel

Mercati sotto pressione: il petrolio sale mentre la crescita perde slancio
🇺🇸 USA – Inflazione ancora gestibile, ma la crescita entra nella crisi energetica già indebolita Negli Stati Uniti il PIL del quarto trimestre è stato rivisto bruscamente al ribasso a +0,7% annualizzato, contro una stima precedente di +1,4% e attese di +1,5%. Il confronto con

Settimana turbolenta per i mercati: lavoro USA debole e petrolio sotto i riflettori
🇺🇸 USA – Il dato sul lavoro rompe l’illusione, ma non il quadro Negli Stati Uniti il titolo della settimana è semplice: il mercato del lavoro ha deluso, e lo ha fatto in modo abbastanza netto da riaprire subito il dibattito sui tagli della Fed.
Il flash crash dei mercati azionari: cosa è successo alla borsa di Stoccolma?
Un’improvvisa ondata di vendite nei mercati azionari europei è stata alimentata da un flash crash dei paesi nordici.
L’indice OMX Stockholm 30 è crollato fino all’8% in soli cinque minuti prima di recuperare la maggior parte delle perdite.
Sebbene non sia stato immediatamente chiaro cosa abbia causato il crollo di breve durata, un portavoce del Nasdaq Stoccolma ha affermato che non si trattava di un loro problema tecnico.
La causa del flash crash dei paesi nordici è stata una transazione errata effettuata da un partecipante al mercato. È probabile che le mosse siano state anche esacerbate da volumi di scambio ridotti. Infatti, i mercati del Regno Unito e dell’Irlanda sono stati chiusi per festività.
Che cos’è un flash crash dei mercati azionari?
Il termine flash crash si riferisce a un evento sui mercati in cui gli ordini di ritiro delle azioni amplificano rapidamente il calo dei prezzi. Tuttavia il prezzo tende a riprendersi rapidamente. Il risultato di un flash crash può essere drammatico. Si pensa che le società di trading ad alta frequenza sono stati in gran parte responsabili dei flash crash negli ultimi tempi.
Come funzionano i flash crash dei mercati azionari?
I flash crash sono esacerbati dalle vendite massicce da parte di trader ad alta frequenza. I programmi di trading reagiscono automaticamente e iniziano a vendere grandi volumi a un ritmo incredibilmente rapido per evitare perdite.
I flash crash possono innescare interruttori automatici nelle principali borse valori, che interrompono le negoziazioni fino a quando gli ordini di acquisto e vendita non possono essere abbinati in modo uniforme e ordinato.
I flash crash vengono solitamente attivati da algoritmi informatici piuttosto che da una specifica notizia di mercato. Sebbene l’attività dei trader ad alta frequenza sia direttamente collegata ai flash crash, è importante notare che possono esserci molte altre cause difficili da individuare.
Prevenire i flash crash dei mercati azionari
I flash crash sono sempre più frequenti ora che il trading è un settore fortemente informatizzato e guidato da complicati algoritmi. Detto questo, gli exchange globali come il NYSE, il Nasdaq e il Chicago Mercantile Exchange (CME) hanno misure di sicurezza e meccanismi in atto per prevenirli.
Gli interruttori automatici attivano l’arresto completo dell’attività di trading. Un calo del 7% o del 13% nell’indice di un mercato rispetto alla precedente chiusura interrompe l’attività di trading per 15 minuti. Un crollo di oltre il 20% interrompe il trading per il resto della giornata.
La Securities and Exchange Commission (SEC) invece ha vietato l’accesso nudo o le connessioni dirette agli exchange. Le società di trading ad alta frequenza, che sono state accusate di aver accelerato gli effetti del flash crash, usano spesso il codice del loro broker-dealer per accedere direttamente agli scambi. Tali misure non possono eliminare del tutto i flash crash, ma sono in grado di limitare i danni che possono causare.
Il flash crash più grande della storia
Il 6 maggio 2010 il Dow Jones Industrial Average (DJIA) è sceso di oltre 1.000 punti in 10 minuti. L’indice ha perso quasi il 9% del suo valore cancellando oltre $ 1 trilione, nonostante il mercato abbia recuperato il 70% entro la fine della giornata.
I rapporti iniziali hanno affermato che l’incidente è stato causato da un ordine digitato in modo errato. Il flash crash è stato attribuito a Navinder Singh Sarao, un trader di futures nella periferia di Londra, che si è dichiarato colpevole di aver tentato di falsificare il mercato acquistando e vendendo rapidamente centinaia di contratti.

