
Il nuovo equilibrio dei mercati: meno crescita, inflazione più lenta a scendere
USA – Crescita sotto attese, inflazione che non collabora Negli Stati Uniti la settimana mette insieme due segnali che complicano la vita alla Fed. La crescita rallenta più del previsto: il PIL del Q4 sale +1,4% annualizzato contro attese +2,5%, e lo shutdown viene stimato

Repricing dei tassi: cosa cambia davvero questa settimana
USA – Inflazione che scende, lavoro che regge: ecco perché i tagli tornano credibili Negli Stati Uniti il dato chiave della settimana è stato il CPI, perché ha tolto pressione alla Fed senza dare l’idea di un’economia che si sta rompendo. L’inflazione headline rallenta al

Sotto la superficie dei mercati: cosa dicono i dati
🇺🇸 USA – Il lavoro si svuota sotto la superficie Negli Stati Uniti il messaggio della settimana arriva tutto dal mercato del lavoro, ed è meno rassicurante di quanto sembri in headline. I JOLTS di dicembre scendono a 6,54 milioni di posizioni aperte, ben sotto

Mercati sotto la superficie: cosa raccontano davvero i dati
🇺🇸 USA – Fed ferma, dati misti e dollaro che torna a rafforzarsi Negli Stati Uniti il quadro si chiarisce ma non diventa più semplice. Il FOMC ha lasciato i tassi invariati nel range 3,5%–3,75%, con una decisione tutt’altro che unanime (10 voti contro 2),

Un rallentamento che non fa rumore: cosa sta succedendo davvero ai mercati
USA – Rallenta il ciclo, non il sistema Negli Stati Uniti il rallentamento è ormai evidente, ma continua a prendere una forma molto diversa da quella tipica delle fasi pre-recessive. Il mercato del lavoro resta il punto di tenuta del ciclo. Le nuove richieste di sussidi si

Inflazione in calo, crescita debole: dove sta andando l’economia globale
🇺🇸 USA – Il lavoro rallenta, ma l’economia non molla (per ora) Negli Stati Uniti sta succedendo qualcosa di sottile ma importante: il mercato del lavoro non è più il motore che spinge l’economia, ma nemmeno il punto di rottura che segnala una recessione. A
I tassi d’interesse durante le pandemie
Secondo uno studio della Fed di San Francisco, le pandemie hanno effetti duraturi sui tassi d’interesse reali. Questa conclusione è stata ricavata dai dati relativi a 19 pandemie dal 14° secolo.
In questa ricerca, al fine di studiare come i tassi d’interesse rispondono ai principali eventi economici nel lungo periodo, le pandemie sono state confrontate con le guerre.
Pandemie e tassi d’interesse
Le pandemie hanno avuto effetti duraturi sui tassi di interesse. I dati storici mostrano che il tasso naturale d’interesse, anche dopo un aumento iniziale, è diminuito dopo le pandemie. Ha toccato il minimo dopo circa 20-25 anni ma è comunque rimasto a livelli inferiori rispetto a quelli pre-pandemici quattro decenni dopo.
E’ aumentato invece dopo le guerre, raggiungendo il punto più alto tra i due e i tre decenni dalla fine della guerra.
Le possibili cause di diminuzione dei tassi reali dopo le pandemie
Uno dei fattori possibili può essere l’abbondanza di capitale per unità di lavoro. Può aver influito anche il livello di risparmio più elevato dovuto alla ricostruzione della ricchezza perduta durante la pandemia. Secondo la teoria economica infatti, l’aumento del risparmio e il rallentamento della popolazione possono portare a un calo dei tassi d’interesse reali.
In altre parole, quando c’è capitale in eccesso e le persone risparmiano denaro, c’è meno domanda di credito. Questa diminuzione della domanda, a sua volta, può portare a tassi d’interesse più bassi. Al contrario, il capitale viene distrutto durante le guerre. Il che potrebbe aver causato una pressione al rialzo sui tassi in passato.
Il risparmio durante le pandemie
Ad aprile 2020, i tassi di risparmio personale hanno raggiunto il livello più alto mai registrato, andando oltre il 33%. Nella tabella seguente, mostriamo il tasso di risparmio massimo durante la pandemia e lo confrontiamo con diverse recessioni.

Ad un certo punto, i tassi di risparmio durante la pandemia di covid erano il doppio o il triplo rispetto a quelli delle recessioni passate. Il tasso medio di risparmio personale degli Stati Uniti negli ultimi 60 anni è di circa il 9%.
L’aumento dei salari reali
Come i tassi di interesse, i salari reali hanno mostrato una risposta significativa alle pandemie. Con l’aumento della scarsità di manodopera, i salari reali sono aumentati.
Nel complesso, le pandemie hanno corrisposto a un aumento dei salari reali che è durato per decenni. Dopo le guerre invece, i salari reali sono diminuiti costantemente per anni.
Durante la peste nera un calo del 25-40% dell’offerta di lavoro ha corrisposto ad un aumento del 100% dei salari reali.
La produttività
Le pandemie hanno avuto un impatto positivo sulla produttività. Mentre il PIL reale pro capite è aumentato dell’8,6% quattro decenni dopo le pandemie, per le guerre la produttività è aumentata solo dell’1,4%.
Con il calo del numero di lavoratori, il capitale per lavoratore è aumentato, aumentando anche la produttività del lavoro. Al contrario, le guerre hanno danneggiato la produttività a causa della distruzione del capitale fisico come le infrastrutture pubbliche.
E se il COVID-19 fosse diverso?
In passato, le pandemie hanno creato un’ammaccatura significativa nella forza lavoro. Il covid ha un impatto maggiore in termini di decessi su una fascia demografica anziana, che ha meno probabilità di essere nel mondo del lavoro. Di conseguenza, l’effetto negativo sui tassi di interesse potrebbe essere minore.
In secondo luogo, la risposta fiscale è stata molto più ampia rispetto alle pandemie passate. Gli stimoli fiscali hanno portato a livelli di debito più elevati, che a loro volta potrebbero spingere più in alto i tassi di interesse reali.
L’aumento dell’inflazione sta portando le banche centrali a inasprire la politica monetaria aumentando i tassi d’interesse. Livelli di prezzo più elevati rispetto al target chiamano tassi d’interesse più alti.
La seconda guerra mondiale: un caso studio moderno
All’indomani della seconda guerra mondiale, la Federal Reserve ha sostenuto tassi d’interesse bassi nonostante un’economia in forte ascesa e un’inflazione elevata.
La banca centrale ha mantenuto i rendimenti dei Treasury a lungo termine al 2,5% dopo la guerra per stabilizzare i mercati e mantenere basso il finanziamento del debito pubblico.
Anche in un contesto di elevati livelli di indebitamento, il rapporto debito/PIL è diminuito senza causare effetti dannosi sull’economia.





