
Il nuovo equilibrio dei mercati: meno crescita, inflazione più lenta a scendere
USA – Crescita sotto attese, inflazione che non collabora Negli Stati Uniti la settimana mette insieme due segnali che complicano la vita alla Fed. La crescita rallenta più del previsto: il PIL del Q4 sale +1,4% annualizzato contro attese +2,5%, e lo shutdown viene stimato

Repricing dei tassi: cosa cambia davvero questa settimana
USA – Inflazione che scende, lavoro che regge: ecco perché i tagli tornano credibili Negli Stati Uniti il dato chiave della settimana è stato il CPI, perché ha tolto pressione alla Fed senza dare l’idea di un’economia che si sta rompendo. L’inflazione headline rallenta al

Sotto la superficie dei mercati: cosa dicono i dati
🇺🇸 USA – Il lavoro si svuota sotto la superficie Negli Stati Uniti il messaggio della settimana arriva tutto dal mercato del lavoro, ed è meno rassicurante di quanto sembri in headline. I JOLTS di dicembre scendono a 6,54 milioni di posizioni aperte, ben sotto

Mercati sotto la superficie: cosa raccontano davvero i dati
🇺🇸 USA – Fed ferma, dati misti e dollaro che torna a rafforzarsi Negli Stati Uniti il quadro si chiarisce ma non diventa più semplice. Il FOMC ha lasciato i tassi invariati nel range 3,5%–3,75%, con una decisione tutt’altro che unanime (10 voti contro 2),

Un rallentamento che non fa rumore: cosa sta succedendo davvero ai mercati
USA – Rallenta il ciclo, non il sistema Negli Stati Uniti il rallentamento è ormai evidente, ma continua a prendere una forma molto diversa da quella tipica delle fasi pre-recessive. Il mercato del lavoro resta il punto di tenuta del ciclo. Le nuove richieste di sussidi si

Inflazione in calo, crescita debole: dove sta andando l’economia globale
🇺🇸 USA – Il lavoro rallenta, ma l’economia non molla (per ora) Negli Stati Uniti sta succedendo qualcosa di sottile ma importante: il mercato del lavoro non è più il motore che spinge l’economia, ma nemmeno il punto di rottura che segnala una recessione. A
Il rally del rublo russo: dovresti fidarti?
Nonostante le sanzioni occidentali alla Russia, il rublo ha recuperato le perdite scaturite dall’invasione. Anche se la Russia resta sempre più isolata dall’economia mondiale, continua a essere pagata per gas e petrolio, trovando il sostegno dell’India e della Cina. Il rally del rublo russo sta continuando indisturbato ma la cautela da parte degli investitori non dovrebbe mancare.
Il tasso di cambio rublo-dollaro è probabilmente l’indicatore economico più importante per i responsabili politici. Dopo il crollo del 1998, il rublo ha ripreso a respirare. Durante la crisi finanziaria globale del 2008, Mosca ha venduto miliardi di dollari per frenare l’indebolimento della valuta. Il governatore della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, ha deciso di rischiare nel 2014, permettendo al tasso di cambio di muoversi liberamente.
Le misure della Russia a sostegno del rublo
La Russia, in risposta alle sanzioni, ha emanato leggi sul controllo dei capitali al fine di sostenere il rublo. Tra le più importanti ci sono il congelamento degli asset detenuti da investitori non residenti e l’obbligo per le società russe di convertire l’80% delle valute estere in rubli.
Il rally del rublo russo
Il rally del rublo russo continua indisturbato. Dopo essere precipitata a circa 140 per dollaro all’inizio di marzo, la valuta russa è arrivata al massimo in più di due mesi.
Gli analisti valutari affermano che il rally del rublo non è credibile a causa dei controlli sui capitali, delle vendite forzate di dollari e dei volumi ultrasottili. Il tasso di cambio potrebbe essere ad un livello molto diverso se non ci fossero interventi sul mercato.
Il rally del rublo è avvenuto contemporaneamente a un calo dei volumi di scambio. Infatti, la media a 20 giorni dei volumi giornalieri è scesa al livello più basso dal 2012.
La volatilità del rublo è in aumento. Le oscillazioni realizzate a 30 giorni sono balzate al 79%, un record che supera il 74% raggiunto all’indomani della crisi del rublo del 2014.
Il ruolo delle partite correnti
Gli incassi grazie a gas e petrolio sono di grande sostegno al surplus commerciale della Russia. Secondo Bloomberg Economics, la Russia incasserà nel 2022 la bellezza di 321 miliardi dalle esportazioni di energia, in aumento di un terzo rispetto al 2021.
Un avanzo delle partite correnti dovrebbe effettivamente fornire sostegno al rublo. Se i prezzi dell’energia rimangono elevati e i grossi importatori di energia e materie prime continuano ad acquistare, le partite correnti dovrebbero rimanere in eccedenza.
Nel frattempo, gli Usa stanno cercando di spingere la Russia verso il default. JP Morgan, sulla scia delle pressioni del Tesoro statunitense, si è rifiutata di eseguire il pagamento ai creditori. Anche se la Russia ha liquidità per pagare i suoi debiti, i pagamenti non vengono accettati. Questo potrebbe far sì che, al termine del periodo di grazia pari a 30 giorni, le agenzie di rating dichiarino il default.
Il petrolio e il carbone russo vengono pagati in yuan
I venditori di greggio russo hanno offerto agli acquirenti della più grande economia asiatica la possibilità di pagare in yuan. Diverse aziende cinesi hanno utilizzato la valuta locale per acquistare carbone russo a marzo e i primi carichi arriveranno questo mese.
Mosca sta anche offrendo pagamenti in rupia-rublo agli acquirenti di petrolio indiano, mentre l’Arabia Saudita è in trattative con Pechino per valutare parte del suo greggio in yuan.
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