
Il nuovo equilibrio dei mercati: meno crescita, inflazione più lenta a scendere
USA – Crescita sotto attese, inflazione che non collabora Negli Stati Uniti la settimana mette insieme due segnali che complicano la vita alla Fed. La crescita rallenta più del previsto: il PIL del Q4 sale +1,4% annualizzato contro attese +2,5%, e lo shutdown viene stimato

Repricing dei tassi: cosa cambia davvero questa settimana
USA – Inflazione che scende, lavoro che regge: ecco perché i tagli tornano credibili Negli Stati Uniti il dato chiave della settimana è stato il CPI, perché ha tolto pressione alla Fed senza dare l’idea di un’economia che si sta rompendo. L’inflazione headline rallenta al

Sotto la superficie dei mercati: cosa dicono i dati
🇺🇸 USA – Il lavoro si svuota sotto la superficie Negli Stati Uniti il messaggio della settimana arriva tutto dal mercato del lavoro, ed è meno rassicurante di quanto sembri in headline. I JOLTS di dicembre scendono a 6,54 milioni di posizioni aperte, ben sotto

Mercati sotto la superficie: cosa raccontano davvero i dati
🇺🇸 USA – Fed ferma, dati misti e dollaro che torna a rafforzarsi Negli Stati Uniti il quadro si chiarisce ma non diventa più semplice. Il FOMC ha lasciato i tassi invariati nel range 3,5%–3,75%, con una decisione tutt’altro che unanime (10 voti contro 2),

Un rallentamento che non fa rumore: cosa sta succedendo davvero ai mercati
USA – Rallenta il ciclo, non il sistema Negli Stati Uniti il rallentamento è ormai evidente, ma continua a prendere una forma molto diversa da quella tipica delle fasi pre-recessive. Il mercato del lavoro resta il punto di tenuta del ciclo. Le nuove richieste di sussidi si

Inflazione in calo, crescita debole: dove sta andando l’economia globale
🇺🇸 USA – Il lavoro rallenta, ma l’economia non molla (per ora) Negli Stati Uniti sta succedendo qualcosa di sottile ma importante: il mercato del lavoro non è più il motore che spinge l’economia, ma nemmeno il punto di rottura che segnala una recessione. A
Tassi più alti aumentano la disuguaglianza, secondo un documento della Fed
Un nuovo documento di ricerca della Fed sostiene che tassi di interesse più alti possono aumentare la disuguaglianza di ricchezza piuttosto che ridurla. Ciò è dovuto all’effetto a catena sui tassi ipotecari, che negli ultimi mesi sono saliti ai massimi pluridecennali.
La pubblicazione è in contrasto con le argomentazioni secondo cui tassi di interesse più bassi tendono a beneficiare i ricchi più dei poveri, aumentando il prezzo degli asset come obbligazioni e azioni. Al contrario, l’economista Daniel Ringo sostiene che tassi di interesse più bassi possono aiutare le famiglie a basso reddito ad acquistare case, e quindi ad accumulare ricchezza.
La politica monetaria influisce non solo sul valore dei beni, ma anche su chi è in grado di acquistarli. Mentre le famiglie a basso reddito potrebbero non beneficiare di un apprezzamento delle attività finanziarie quando la posizione della politica monetaria è espansiva, tale posizione può consentire loro di ottenere un immobile di proprietà.
La natura del risparmio forzato dell’ammortamento delle rate del mutuo, insieme all’apprezzamento del prezzo delle case, può essere un potente strumento di creazione di ricchezza per le famiglie. Una politica più rigorosa, d’altra parte, sembra impedire a molte famiglie a basso reddito di acquistare case.
Il documento evidenzia comunque una tensione con le ambizioni della Fed di promuovere un’economia più inclusiva, nonché un aspetto forse sottovalutato delle sue decisioni di politica monetaria.
“Mentre la letteratura ha considerato l’effetto della politica monetaria sulla disuguaglianza di ricchezza attraverso il canale dei prezzi delle attività, questo documento mostra che l’uguaglianza di accesso alla classe di attività più importante per la maggior parte delle famiglie dipende anche dalla politica monetaria”, scrive Ringo.
L’effetto dell’aumento dei tassi sulla domanda di mutui
Lo studio ha scoperto che un aumento dei tassi ipotecari di 1 punto percentuale riduce la quota di mutui per l’acquisto di abitazioni destinate a famiglie a basso e medio reddito di 2,1 punti percentuali. Gli acquirenti di prima casa sono ancora più colpiti, con un inasprimento di 1 punto percentuale che provoca un calo di 4 punti percentuali nella quota di prestiti destinati alle famiglie a basso reddito.
Mentre il lavoro di Ringo si concentra sulle reazioni immediate degli aspiranti proprietari di casa alle variazioni dei tassi ipotecari, scopre anche che l’aumento dei tassi di riferimento della Fed possono avere un effetto più duraturo sul comportamento di acquisto.
La quota di acquirenti di case a basso reddito rimane costantemente inferiore per circa un anno a seguito dell’inasprimento della politica monetaria. La stima dell’impatto a lungo termine è meno precisa rispetto agli effetti a breve termine.
Ci si potrebbe aspettare che l’effetto di uno shock dei tassi sulla composizione degli acquirenti di case svanisca nel tempo, man mano che i prezzi delle case rispondono e i mutuatari si adeguano. Tuttavia, Ringo conclude che questi aggiustamenti facciano parte di un processo lento.
Le stime di Ringo suggeriscono che un aumento di un punto percentuale dei tassi ipotecari impedirebbe a circa 260.000 famiglie a basso e medio reddito di acquistare una casa nell’anno successivo.
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