
Petrolio, inflazione USA e mercati globali: cosa sta cambiando davvero
🇺🇸 USA – L’economia tiene ancora, ma l’inflazione energetica rimette la Fed in un angolo Negli Stati Uniti il quadro della settimana è scomodo, perché crescita e inflazione stanno iniziando a muoversi in direzioni diverse. Da un lato l’attività non sembra crollare: a marzo i

Mercati più fragili: energia cara e banche centrali sotto pressione
🇺🇸 USA – L’economia regge, ma con petrolio a questi livelli il problema torna a essere l’inflazione Negli Stati Uniti, più che dai dati macro puri, questa settimana il messaggio arriva dal modo in cui il mercato sta leggendo il contesto. La domanda interna non

Shock energetico e tassi più alti: perché il quadro macro si sta complicando
🇺🇸 USA – La Fed resta ferma, ma il quadro si sta complicando Negli Stati Uniti il messaggio della settimana è abbastanza chiaro: la Fed prova a tenere il punto, ma i dati stanno rendendo il lavoro sempre più scomodo. I tassi restano fermi nel

Mercati sotto pressione: il petrolio sale mentre la crescita perde slancio
🇺🇸 USA – Inflazione ancora gestibile, ma la crescita entra nella crisi energetica già indebolita Negli Stati Uniti il PIL del quarto trimestre è stato rivisto bruscamente al ribasso a +0,7% annualizzato, contro una stima precedente di +1,4% e attese di +1,5%. Il confronto con

Settimana turbolenta per i mercati: lavoro USA debole e petrolio sotto i riflettori
🇺🇸 USA – Il dato sul lavoro rompe l’illusione, ma non il quadro Negli Stati Uniti il titolo della settimana è semplice: il mercato del lavoro ha deluso, e lo ha fatto in modo abbastanza netto da riaprire subito il dibattito sui tagli della Fed.

Quando l’inflazione non molla: cosa cambia per tassi e mercati
USA – Prezzi alla produzione che accelerano, ciclo che rallenta a macchia di leopardo Negli Stati Uniti il dato che ha dominato la settimana è stato il PPI, perché ha rimesso tensione sul tema “quanto è davvero finita l’inflazione”. L’indice headline sale +2,9% a/a contro
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La calma che ha caratterizzato il mercato del 2024 si è spezzata. Il debole rapporto sull’occupazione fa pensare che la Federal Reserve abbia aspettato troppo per tagliare i tassi di interesse e che l’economia potrebbe risentirne. Il tanto sperato “soft landing” adesso sembra meno probabile, con alcuni segnali di recessione innescati.
La volatilità ha visto un’impennata e il sell-off azionario ha colpito tutti i principali mercati globali. A soffrire di più sono stati i titoli tecnologici. Complessivamente, il settore ha perso 2 bilioni di dollari in due settimane. Ciò ha trascinato il Nasdaq in territorio di correzione, avendo perso il 10% dal suo massimo storico. Anche le small cap hanno fatto male, concludendo la settimana peggiore da marzo dell’anno scorso.
I titoli di Stato, invece, sono saliti per il settimo giorno consecutivo, con i trader che prevedono che la Fed taglierà i tassi di oltre 100 punti base nel 2024. I rendimenti dei titoli a due anni, quelli più sensibili alla politica della Fed, sono scesi di ben 50 punti base, il più grande calo settimanale dal crollo della Silicon Valley Bank. Il dollaro è scivolato. Bitcoin è precipitato da 70.000 dollari mentre l’oro ha chiuso la settimana in positivo. Il petrolio è crollato ai minimi di due mesi.
Segnali di Recessione dal Mercato del Lavoro
Il panic selling è peggiorato dopo l’uscita del rapporto occupazionale degli Stati Uniti. I dati non sono affatto incoraggianti. A luglio sono stati aggiunti solo 114.000 posti di lavoro, uno dei numeri più deboli dalla pandemia. La crescita occupazionale nei due mesi precedenti è stata rivista al ribasso. Il tasso di disoccupazione è salito inaspettatamente al 4,3%, innescando un indicatore di recessione attentamente monitorato: la regola di Sahm afferma che quando la media a tre mesi del tasso di disoccupazione aumenta di mezzo punto percentuale rispetto al minimo dei 12 mesi precedenti, c’è una forte probabilità che una recessione sia già in corso.
Le cifre di venerdì chiudono una settimana di dati deludenti che accrescono le preoccupazioni di un più brusco calo dell’economia. Il PMI manifatturiero e i nuovi ordini, degli indicatori che anticipano l’andamento futuro dell’attività economica, sono scivolati pericolosamente in territorio negativo. Le richieste di sussidi di disoccupazione stanno crescendo rapidamente. Combinate con le richieste di sussidi continuativi, hanno appena raggiunto il livello più alto dalla fine del 2021.
Powell Segnala un Taglio dei Tassi a Settembre
La scorsa settimana la Fed ha votato per lasciare i tassi di interesse al livello più alto in oltre due decenni. Il presidente Powell ha affermato che un taglio potrebbe arrivare già a settembre, a patto che la totalità dei dati, le prospettive e l’equilibrio dei rischi siano coerenti con la crescente fiducia nell’inflazione e il mantenimento di un mercato del lavoro solido.
Il FOMC ha apportato diverse modifiche al linguaggio della dichiarazione rilasciata dopo la loro riunione. In particolare, il comitato è passato a dire di essere “attento ai rischi per entrambe le parti del suo doppio mandato”, piuttosto che la precedente formulazione incentrata solo sui rischi di inflazione. I funzionari hanno anche moderato la loro valutazione del mercato del lavoro, notando che gli aumenti di posti di lavoro si erano moderati e il tasso di disoccupazione è aumentato, ma è ancora basso. Hanno affermato che l’inflazione si è attenuata nell’ultimo anno ma rimane “in qualche modo elevata”.
Anche se il mercato si aspetta un taglio di mezzo punto a settembre, Powell ha dichiarato che non è qualcosa a cui i funzionari stanno pensando in questo momento.
Le Azioni Giapponesi Crollano Sotto il Peso dello Yen
Dopo la settimana più turbolenta del 2020, i principali indici azionari del Giappone sono entrati ufficialmente in una fase di correzione tecnica. La Bank of Japan (BoJ) ha deciso aumentare i tassi allo 0,25%. Lo yen, la cui debolezza era stata un vento favorevole per le azioni giapponesi fino a qualche settimana fa, ha continuato a rafforzarsi. Uno yen più forte rende le aziende esportatrici del Giappone meno competitive sui mercati internazionali, diminuendo i loro profitti.
Se la BoJ continuerà ad alzare i tassi, mentre la Fed inizia a tagliarli, lo yen potrebbe continuare ad aumentare. Alcuni analisti pensano addirittura che possa raggiungere quota 140 contro il dollaro entro la fine dell’anno.
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