
Sotto la superficie dei mercati: cosa dicono i dati
🇺🇸 USA – Il lavoro si svuota sotto la superficie Negli Stati Uniti il messaggio della settimana arriva tutto dal mercato del lavoro, ed è meno rassicurante di quanto sembri in headline. I JOLTS di dicembre scendono a 6,54 milioni di posizioni aperte, ben sotto

Mercati sotto la superficie: cosa raccontano davvero i dati
🇺🇸 USA – Fed ferma, dati misti e dollaro che torna a rafforzarsi Negli Stati Uniti il quadro si chiarisce ma non diventa più semplice. Il FOMC ha lasciato i tassi invariati nel range 3,5%–3,75%, con una decisione tutt’altro che unanime (10 voti contro 2),

Un rallentamento che non fa rumore: cosa sta succedendo davvero ai mercati
USA – Rallenta il ciclo, non il sistema Negli Stati Uniti il rallentamento è ormai evidente, ma continua a prendere una forma molto diversa da quella tipica delle fasi pre-recessive. Il mercato del lavoro resta il punto di tenuta del ciclo. Le nuove richieste di sussidi si

Inflazione in calo, crescita debole: dove sta andando l’economia globale
🇺🇸 USA – Il lavoro rallenta, ma l’economia non molla (per ora) Negli Stati Uniti sta succedendo qualcosa di sottile ma importante: il mercato del lavoro non è più il motore che spinge l’economia, ma nemmeno il punto di rottura che segnala una recessione. A

I mercati resistono, ma qualcosa sta cambiando: ecco cosa dicono i dati
🇺🇸 USA – Inflazione più bassa, ma l’economia rallenta Negli Stati Uniti i dati di novembre raccontano un’economia che si sta raffreddando senza però fermarsi di colpo. L’inflazione continua a scendere: il CPI è al 2,7% su base annua e il dato core al 2,6%,

Mercati sospesi: tra tagli dei tassi e dati che rallentano
🇺🇸 USA – FOMC fatto, taglio difensivo e macro che rallenta Il FOMC di dicembre è ormai alle spalle e il messaggio è stato chiaro: taglio sì, ma senza svolta espansiva. La Fed ha agito in modo prudente, più per contenere il rallentamento del lavoro
L’impatto dell’aumento dei tassi sul mercato azionario
L’impatto dell’aumento dei tassi sul mercato azionario è potenzialmente negativo secondo Bank of America. Gli strateghi di BofA pensano che chi si aspetta che il mercato resista al ciclo di rialzo dei tassi come in passato non sta tenendo conto di un dettaglio importante.
Le azioni statunitensi hanno registrato rendimenti positivi durante i precedenti periodi di rialzo dei tassi d’interesse. Tuttavia, questa volta l’aumento dei tassi avverrà in un mercato sopravvalutato.
L’S&P 500 è al livello più costoso in vista del primo aumento dei tassi rispetto a qualsiasi altro ciclo oltre al 1999-00.
Le valutazioni del mercato azionario
Le valutazioni sono funzione degli earnings delle aziende e della psicologia degli operatori, che li spinge a pagare più del dovuto. Nel lungo periodo le valutazioni riflettono i rendimenti futuri, nel breve il sentiment degli investitori.
Quindi, quale potrebbe essere l’impatto dell’aumento dei tassi sul mercato azionario?
Il grafico seguente mostra le deviazioni dal trend di crescita a lungo termine dell’S&P 500.
Negli ultimi 12 anni, il ritmo degli aumenti dei prezzi è accelerato a causa di massicci interventi fiscali e monetari, costi di finanziamento bassi e incessanti buyback. Oggi, la deviazione dal trend di crescita è così estrema da far impallidire quella relativa alla bolla di internet.
La storia mostra che i precedenti cicli di aumento dei tassi in periodi in cui le valutazioni erano elevate (1972, 1999 e 2007), hanno portato a rendimenti scarsi.
Valutazioni azionarie estreme sono una funzione di prezzi estremi.
Gli investitori che inseguono i titoli in base alle aspettative di una continua crescita economica e degli utili, rischiano di rimanere delusi.
L’impatto dei tassi d’interesse sul mercato azionario
I principali argomenti rialzisti degli investitori per giustificare le alte valutazioni nell’ultimo decennio sono stati la crescita degli earnings, i bassi tassi di interesse e il quantitative easing.
Con questi presupposti, il valore attuale dei flussi di cassa futuri delle azioni sarebbe aumentato abbastanza da giustificare la valutazione elevata.
Invece di considerare le azioni come obbligazioni a tasso fisso, bisogna ritenerle a tasso variabile. Le cedole oscilleranno con la crescita degli utili. In questa analogia, il P/E del mercato azionario, (la metrica più usata per classificare la valutazione), è come il prezzo di un’obbligazione a tasso variabile.
Se la crescita degli utili è in calo mentre la Fed sta aumentando i tassi, logicamente le valutazioni future dovrebbero diminuire. Per avere un rapporto P/E più basso, se gli earnings diminuiscono anche il prezzo deve diminuire.
I dati storici confermano la logica
Secondo 120 anni di dati collezionati da Shiller, valutazioni elevate portano a bassi rendimenti futuri. Nel grafico qui sotto viene mostrata la correlazione tra la valutazione del mercato azionario, misurata con lo Shiller CAPE PE ratio, e i ritorni a 10 anni dell’S&P.
I rendimenti futuri diminuiscono anche quando la Fed aumenta i tassi.
Questa volta è improbabile che sia diverso. Sebbene gli analisti di mercato continuino a sviluppare una serie di razionalizzazioni per giustificare valutazioni elevate, nessuna di esse regge a un esame obiettivo.




