
Petrolio, inflazione USA e mercati globali: cosa sta cambiando davvero
🇺🇸 USA – L’economia tiene ancora, ma l’inflazione energetica rimette la Fed in un angolo Negli Stati Uniti il quadro della settimana è scomodo, perché crescita e inflazione stanno iniziando a muoversi in direzioni diverse. Da un lato l’attività non sembra crollare: a marzo i

Mercati più fragili: energia cara e banche centrali sotto pressione
🇺🇸 USA – L’economia regge, ma con petrolio a questi livelli il problema torna a essere l’inflazione Negli Stati Uniti, più che dai dati macro puri, questa settimana il messaggio arriva dal modo in cui il mercato sta leggendo il contesto. La domanda interna non

Shock energetico e tassi più alti: perché il quadro macro si sta complicando
🇺🇸 USA – La Fed resta ferma, ma il quadro si sta complicando Negli Stati Uniti il messaggio della settimana è abbastanza chiaro: la Fed prova a tenere il punto, ma i dati stanno rendendo il lavoro sempre più scomodo. I tassi restano fermi nel

Mercati sotto pressione: il petrolio sale mentre la crescita perde slancio
🇺🇸 USA – Inflazione ancora gestibile, ma la crescita entra nella crisi energetica già indebolita Negli Stati Uniti il PIL del quarto trimestre è stato rivisto bruscamente al ribasso a +0,7% annualizzato, contro una stima precedente di +1,4% e attese di +1,5%. Il confronto con

Settimana turbolenta per i mercati: lavoro USA debole e petrolio sotto i riflettori
🇺🇸 USA – Il dato sul lavoro rompe l’illusione, ma non il quadro Negli Stati Uniti il titolo della settimana è semplice: il mercato del lavoro ha deluso, e lo ha fatto in modo abbastanza netto da riaprire subito il dibattito sui tagli della Fed.

Quando l’inflazione non molla: cosa cambia per tassi e mercati
USA – Prezzi alla produzione che accelerano, ciclo che rallenta a macchia di leopardo Negli Stati Uniti il dato che ha dominato la settimana è stato il PPI, perché ha rimesso tensione sul tema “quanto è davvero finita l’inflazione”. L’indice headline sale +2,9% a/a contro
I prezzi al consumo negli Stati Uniti aumentano inaspettatamente a novembre
I prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati a novembre in seguito agli aumenti dei costi immobiliari e di altri servizi nel settore dei servizi. Il CPI è inaspettatamente aumentato dello 0,1% dopo essere rimasto pressoché invariato in ottobre. Su base annuale l’indice è aumentato del 3,1%, circa un terzo del picco raggiunto a metà del 2022.
Escludendo i costi alimentari ed energetici, anche il core CPI ha accelerato su base mensile, con un aumento dello 0,3%. L’indice core è aumentato del 4% su base annuale. Gli economisti ritengono che il core CPI sia un indicatore migliore della tendenza di fondo dell’inflazione rispetto all’indice dei prezzi al consumo complessivo.
I dati di martedì sottolineano che riportare l’inflazione al target non è un processo semplice, in particolare nel settore dei servizi. Tuttavia, l’inflazione è ancora su un percorso discendente. L’inflazione core annualizzata su sei mesi è scesa sotto il 3% per la prima volta dall’inizio del 2021.
Dopo l’uscita del CPI, i titoli del Tesoro hanno cancellato i guadagni, l’S&P 500 ha oscillato e il dollaro ha ridotto le perdite. I trader hanno ridimensionato le loro scommesse sui tagli dei tassi di interesse della Fed il prossimo anno.
I dettagli dell’indice dei prezzi al consumo di novembre
I dati sui prezzi al consumo di novembre riflettono aumenti negli affitti, nell’assistenza medica e nell’assicurazione dei veicoli a motore. I prezzi delle auto usate sono aumentati per la prima volta da maggio. Sono invece diminuiti i costi di abbigliamento e mobili.
I prezzi degli alloggi, che costituiscono circa un terzo dell’indice CPI complessivo, sono aumentati dello 0,4%, compensando il calo dei prezzi della benzina. Gli economisti vedono in una moderazione prolungata nella categoria “shelter” la chiave per riportare l’inflazione core al target.
Escludendo l’edilizia abitativa e l’energia, i prezzi dei servizi sono aumentati dello 0,4% da ottobre, in ripresa rispetto al mese precedente. A differenza dei servizi, negli ultimi mesi il calo prolungato dei prezzi dei beni ha fornito un certo sollievo ai consumatori. I prezzi dei cosiddetti beni core, che escludono le materie prime alimentari ed energetiche, sono diminuiti per il sesto mese consecutivo.
I consumatori sono sempre più ottimisti sulle prospettive d’inflazione. Rapporti separati hanno mostrato che le aspettative di inflazione a breve termine sono ora ai livelli più bassi dall’inizio del 2021, aiutate dal calo dei prezzi del gas.
La Fed non è ancora pronta a speculare sui tagli dei tassi
Stasera i funzionari della Fed finiranno una riunione di due giorni che dovrebbe culminare con il mantenimento dei tassi di interesse nell’intervallo compreso tra il 5,25-5,50%. Il presidente Powell probabilmente ribadirà che lui e i suoi colleghi vogliono vedere un ritiro più sostenibile della crescita dei prezzi verso il loro obiettivo, respingendo al contempo le aspettative del mercato di tagli dei tassi già a marzo.
L’inflazione è migliorata rispetto a un anno fa, ma è ancora abbastanza lontana dal 2%. I prezzi al consumo di novembre non sono stati abbastanza buoni per sperare in una conversazione sui tagli dei tassi a questa riunione. La Fed è anche alla ricerca di condizioni più morbide sul mercato del lavoro per frenare la domanda in tutta l’economia, soprattutto dopo il forte rapporto sull’occupazione della scorsa settimana.
Wall Street si concentrerà sulle previsioni dei funzionari della Fed sui tassi di interesse (dot plot) che mostreranno quanto il comitato prevede di tagliare nel 2024 e nel 2025. Alcuni osservatori della Fed ritengono che il FOMC prevederà tagli di un intero punto percentuale nel 2024, mentre altri non vedono alcun taglio.
È probabile che il comitato modifichi anche le sue previsioni sull’inflazione. Gli economisti prevedono che la proiezione mediana per il 2023 scenda al 3,1% dal 3,3% di settembre per l’indice PCE e al 3,5% dal 3,7% per il core PCE.
Secondo gli economisti, il FOMC alzerà anche le sue previsioni per la crescita del 2023 sulla scia di un terzo trimestre molto forte, apportando poche modifiche alla sua visione del 2024.
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