
Quando l’inflazione non molla: cosa cambia per tassi e mercati
USA – Prezzi alla produzione che accelerano, ciclo che rallenta a macchia di leopardo Negli Stati Uniti il dato che ha dominato la settimana è stato il PPI, perché ha rimesso tensione sul tema “quanto è davvero finita l’inflazione”. L’indice headline sale +2,9% a/a contro

Il nuovo equilibrio dei mercati: meno crescita, inflazione più lenta a scendere
USA – Crescita sotto attese, inflazione che non collabora Negli Stati Uniti la settimana mette insieme due segnali che complicano la vita alla Fed. La crescita rallenta più del previsto: il PIL del Q4 sale +1,4% annualizzato contro attese +2,5%, e lo shutdown viene stimato

Repricing dei tassi: cosa cambia davvero questa settimana
USA – Inflazione che scende, lavoro che regge: ecco perché i tagli tornano credibili Negli Stati Uniti il dato chiave della settimana è stato il CPI, perché ha tolto pressione alla Fed senza dare l’idea di un’economia che si sta rompendo. L’inflazione headline rallenta al

Sotto la superficie dei mercati: cosa dicono i dati
🇺🇸 USA – Il lavoro si svuota sotto la superficie Negli Stati Uniti il messaggio della settimana arriva tutto dal mercato del lavoro, ed è meno rassicurante di quanto sembri in headline. I JOLTS di dicembre scendono a 6,54 milioni di posizioni aperte, ben sotto

Mercati sotto la superficie: cosa raccontano davvero i dati
🇺🇸 USA – Fed ferma, dati misti e dollaro che torna a rafforzarsi Negli Stati Uniti il quadro si chiarisce ma non diventa più semplice. Il FOMC ha lasciato i tassi invariati nel range 3,5%–3,75%, con una decisione tutt’altro che unanime (10 voti contro 2),

Un rallentamento che non fa rumore: cosa sta succedendo davvero ai mercati
USA – Rallenta il ciclo, non il sistema Negli Stati Uniti il rallentamento è ormai evidente, ma continua a prendere una forma molto diversa da quella tipica delle fasi pre-recessive. Il mercato del lavoro resta il punto di tenuta del ciclo. Le nuove richieste di sussidi si
Cosa aspettarsi dal CPI di ottobre
Il dato più atteso dai mercati quest’anno è stato sicuramente quello dei prezzi al consumo statunitensi. Gli investitori cercano disperatamente dei segnali che diano alla Federal Reserve delle motivazioni per mettere in pausa il suo ciclo di aumento dei tassi d’interesse. Dopo l’ultima lettura che ha sorpreso al rialzo, cosa dobbiamo aspettarci dal CPI di ottobre? Per rispondere a questa domanda, andremo a vedere una serie di misure e indicatori che sembrerebbero anticipare buone notizie.
L’inflazione “di fondo” ha raggiunto il picco
La Fed di New York ha dei modelli per calcolare un tasso di inflazione “di fondo”. Questa misura, che include sia i prezzi del CPI che altre variabili macro, è virata al ribasso. In passato, l’indice si è rivelato un buon leading indicator dell’inflazione core. Come mostrato nel grafico che segue, il core CPI tende a seguire l’Underlying Inflation Index con un ritardo di alcuni mesi. Ciò sembra suggerire un punto di flessione dell’inflazione.
Il tasso di crescita della serie è rallentato dal 4,9% registrato da marzo 2022 a maggio 2022. Nel frattempo, il core CPI è aumentato del 6,6% a settembre rispetto all’anno scorso, eguagliando il massimo ciclico raggiunto il mese precedente. L’ultima volta (settembre 2009) che lo spread tra i due indici si trovava ai livelli attuali, il core CPI è crollato entro nove mesi.
Gli indici dei prezzi dell’ISM
Quando i dirigenti aziendali vengono intervistati nel sondaggio dell’Institute for Supply Management sulle condizioni del loro business, la domanda più importante che riguarda l’inflazione è quella sui prezzi che stanno pagando. L’indice ISM dei prezzi pagati per il settore manifatturiero il mese scorso è sceso sotto 50, il livello considerato come la linea di demarcazione tra espansione e contrazione. L’indice equivalente per i prezzi dei servizi, invece, è leggermente aumentato ma il picco è già stato raggiunto.
Cosa suggeriscono i CEO delle aziende?
Buone notizie arrivano anche dagli algoritmi che elaborano le earning call dei CEO con gli investitori. In questa stagione degli utili, le menzioni di “prezzi degli input più bassi” sono aumentate. Secondo Bank of America, il numero di dirigenti che ha segnalato costi dei materiali più bassi questo trimestre è il più alto da quando ha iniziato a raccogliere i dati nel 2017.
Le trascrizioni hanno anche offerto alcune prove del fatto che il mercato del lavoro non è così rigido come prima. Un anno fa, le aziende si lamentavano di dover offrire dei bonus per attirare personale. Le menzioni di “bonus” sono diminuite in modo molto significativo dal picco dell’autunno scorso ma sono ancora al di sopra della media pre-pandemia.
Le materie prime
I prezzi dei futures sulle materie prime non influiscono sull’inflazione core, ma hanno un potente effetto sulle misure headline dell’inflazione e sul costo della vita. Il tasso di inflazione su base annua dell’indice Bloomberg Commodities, un ampio benchmark che include metalli industriali e preziosi, energia e materie prime agricole, è sceso brevemente al di sotto del 10% la scorsa settimana per la prima volta dall’inizio del 2021. Gli effetti base stanno cominciando ad avere un impatto.
La forza deflazionistica della Cina
Per almeno due decenni, la Cina è stata l’acquirente mondiale di ultima istanza, l’ultima fonte di domanda che sostiene i prezzi nel resto del mondo. Ciò non ha causato inflazione, in gran parte perché il paese ha fornito manodopera a basso costo. A questo punto, la politica Covid Zero sta effettivamente aiutando la Fed a tenere sotto controllo la domanda.
La scorsa settimana sono girate notizie non confermate secondo cui la Cina aveva deciso di iniziare a revocare la politica Covid Zero. Poco dopo però è arrivata una dichiarazione ufficiale che metteva in discussione quei rapporti.
“Le pratiche precedenti hanno dimostrato che i nostri piani di prevenzione e controllo e una serie di misure strategiche sono completamente corretti”, ha detto Hu Xiang, un funzionario dell’ufficio di prevenzione e controllo delle malattie della Commissione sanitaria nazionale.
In termini economici, questa è una cattiva notizia per gran parte del resto del mondo in quanto danneggia gli asset rischiosi. Tuttavia, è senza dubbio una buona notizia per le banche centrali poiché la Cina continua a offrire una forza deflazionistica, piuttosto che inflazionistica.
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