
Petrolio, inflazione USA e mercati globali: cosa sta cambiando davvero
🇺🇸 USA – L’economia tiene ancora, ma l’inflazione energetica rimette la Fed in un angolo Negli Stati Uniti il quadro della settimana è scomodo, perché crescita e inflazione stanno iniziando a muoversi in direzioni diverse. Da un lato l’attività non sembra crollare: a marzo i

Mercati più fragili: energia cara e banche centrali sotto pressione
🇺🇸 USA – L’economia regge, ma con petrolio a questi livelli il problema torna a essere l’inflazione Negli Stati Uniti, più che dai dati macro puri, questa settimana il messaggio arriva dal modo in cui il mercato sta leggendo il contesto. La domanda interna non

Shock energetico e tassi più alti: perché il quadro macro si sta complicando
🇺🇸 USA – La Fed resta ferma, ma il quadro si sta complicando Negli Stati Uniti il messaggio della settimana è abbastanza chiaro: la Fed prova a tenere il punto, ma i dati stanno rendendo il lavoro sempre più scomodo. I tassi restano fermi nel

Mercati sotto pressione: il petrolio sale mentre la crescita perde slancio
🇺🇸 USA – Inflazione ancora gestibile, ma la crescita entra nella crisi energetica già indebolita Negli Stati Uniti il PIL del quarto trimestre è stato rivisto bruscamente al ribasso a +0,7% annualizzato, contro una stima precedente di +1,4% e attese di +1,5%. Il confronto con

Settimana turbolenta per i mercati: lavoro USA debole e petrolio sotto i riflettori
🇺🇸 USA – Il dato sul lavoro rompe l’illusione, ma non il quadro Negli Stati Uniti il titolo della settimana è semplice: il mercato del lavoro ha deluso, e lo ha fatto in modo abbastanza netto da riaprire subito il dibattito sui tagli della Fed.

Quando l’inflazione non molla: cosa cambia per tassi e mercati
USA – Prezzi alla produzione che accelerano, ciclo che rallenta a macchia di leopardo Negli Stati Uniti il dato che ha dominato la settimana è stato il PPI, perché ha rimesso tensione sul tema “quanto è davvero finita l’inflazione”. L’indice headline sale +2,9% a/a contro
L’inflazione USA e il suo impatto sui mercati
L’inflazione USA è aumentata al 8.5% rispetto all’anno scorso. Questo rappresenta l’aumento più grande dalla fine del 1981. I livelli di inflazione rafforzano la pressione sulla Federal Reserve per aumentare i tassi d’interesse in modo aggressivo. Su base mensile, il CPI è aumentato dell’1,2%, il più grande guadagno dal 2005. I costi dei carburanti hanno guidato la metà dell’aumento mensile. Anche il cibo ha contribuito in modo considerevole.
Escludendo i componenti alimentari ed energetici, i cosiddetti prezzi core sono aumentati dello 0,3% rispetto a un mese prima e del 6,5% rispetto a un anno fa. In questa lettura abbiamo potuto notare il più grande calo dei prezzi dei veicoli usati dal 1969. Questi articoli hanno rappresentato il motore dell’aumento del CPI fin dall’anno scorso.
Abbiamo raggiunto il picco dell’inflazione USA?
Cibo, affitti e altri articoli sembrano rimanere problematici. Tuttavia, molti economisti si aspettano che la lettura del CPI relativa al mese scorso possa rappresentare il picco dell’inflazione USA. L’inflazione dei beni è rimasta elevata lo scorso mese. Anche quella dei servizi ha continuato ad aumentare.
Su base annua, l’inflazione dei beni al netto di generi alimentari, energia e veicoli usati è aumentata dell’8,1% a marzo, il massimo dal 1981. I costi dei servizi invece sono aumentati del 5,1% rispetto a un anno fa, il più grande progresso dal 1991.
Le tariffe aeree sono aumentate a un record del 10,7% a marzo rispetto al mese prima. I costi shelter, che includono affitti e soggiorni in hotel, sono aumentati dello 0,5% su base mensile. Gli affitti della residenza primaria si sono attestati allo 0,43% m/m, in leggero calo rispetto a febbraio. Su base annuale però l’inflazione dello shelter e degli affitti non hanno ancora visto il picco.
Il contributo dell’energia all’inflazione USA
La guerra in Ucraina ha portato a un aumento dei prezzi dell’energia a causa dei timori sulle interruzioni delle forniture. A marzo infatti, i prezzi dell’energia sono aumentati dell’11% rispetto al mese precedente, il massimo dal 2005. I prezzi della benzina invece sono aumentati del 18,3%, il più grande aumento dal 2009.
Detto questo, i prezzi del petrolio e altri distillati hanno iniziato a diminuire nelle ultime settimane, in parte a causa del calo della domanda in Cina, dove diverse grandi città sono sotto lockdown. Se sostenuto, il calo suggerisce che i prezzi dell’energia avranno un impatto minore sull’inflazione ad aprile.
L’impatto sui mercati dell’inflazione USA
All’uscita del dato, il decennale americano è sceso perdendo 6 punti base nella giornata di ieri
La curva dei rendimenti ha continuato ad irripidirsi, venendo fuori dall’inversione della scorsa settimana.
Allo stesso tempo, le aspettative di inflazione a 5 e 10 anni sono scese.
Il dollaro è sceso bruscamente ma ha cancellato interamente le perdite, chiudendo la giornata con un +0.34%.
L’S&P 500 ha reagito positivamente al dato. In seguito però ha recuperato tutta la salita per chiudere in negativo (-0.36%).
Il Nasdaq 100 ha avuto un comportamento analogo. Tuttavia i movimenti sono stati accompagnati da una volatilità maggiore.
E’ interessante notare come molti dei movimenti iniziali si siano ribaltati rapidamente. Come al solito i mercati puniscono chi reagisce emotivamente.
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